è natale, è natale, …. che succede?

Dicembre 11, 2009

So di mio che è del tutto scontato, banale, forse quasi ridicolo, pensare che, perchè arriva Natale, tutto deve essere amplificato nei sentimenti, nelle emozioni, nei ricordi, quasi come se fosse una prescrizione medica, od un dovere sociale.
Pur essendo assolutamente anticonvenzionale, disdegnando il “così fan tutti” e credo che, la mia vita sia una valida testimonianza di quanto dico, vi assicuro che è proprio vero.
Il pulcino che ho nello stomaco, proprio perchè s’avvicina questo periodo, lo sento crescere a dismisura, e trasformarsi via, via, in una gallina super cicciona.

L’orlo del mio cuore che oramai è a frangette, proprio perchè si avvicina questo periodo, lo sento sbrindellarsi e diventare a frangioni.

La mia testa che, per la abnorme mancanza di Davide, lascia oramai un po’ a desiderare, nella sua lucidità ed efficienza, proprio perchè s’avvicina questo periodo, la sento far le bizze come fosse una macchina strampalata simile ad una di quelle inventate da Archimede Pitagorico, cugino di Paperino.

Che fare?

Dire, per esempio, a Davide che hai visto mai ti trovassi tra il 24 ed il 25 p.v. dalle parti di qualcuno che ricordi ti ha voluto un bene, probabilmente diverso da quello che cercavi o, ti aspettavi, ma, t’assicuro, figlio mio, un bene del tutto speciale. Pertanto, dicevo, ti trovassi da quelle parti e ti venisse in mente che, nonostante tutto valga la pena di far capolino ed offrire alla tua mamma e a tutti coloro che in questi 17 mesi hanno dimostrato, (a nostra insaputa, ma donandoci una sensazione di sublime benessere), di amarti e ricordarsi di te, penso proprio sarebbe il caso tu ci dessi qualche rassicurazione su di te.

Lo facessi, ti dirò, non sarebbe niente, niente, male.

Da qualche anno non facevamo l’albero, anche perchè era da qualche anno che a Natale non era mai un buon periodo.

Quest’anno invece l’ho fatto, ho rimesso la nostra immmancabile capannina del Presepe, preconfezionata, ma davvero caruccia e sopratutto fedele, perchè ci ha seguito nei nostri vari traslochi ormai da decenni ed ogni anno spunta nella sua profonda ed intramontabile simbologia.

Hai visto mai che niente, niente decidi di darmi la gioia di poter passare, io, mezza nottata in piedi, come ho fatto sino a pochi anni fa, sostituendomi a Babbo Natale, perchè a me è sempre piaciuto crederci, e mi sono sempre rifiutata di sfatarne il mito, impedendoti, sino a tre quattro anni fa, di scoprire prima i regali se non la mattina del 25, quando ti svegliavi: la notte era venuto “lui” a portarteli.

Per quale ragione e chi lo dice che il disincanto è necessario e fa bene? Io non sono d’accordo.

C’è chi sostiene che quando si raggiungono max i due anni di età bisogna gettare via il biberon con latte e biscotti, munito di ciuccio. Tu, per addormentarti lo hai richiesto sino a 7 anni: disteso sul lettino, con la manina destra tenevi la bottiglia e ciucciavi, con quella sinistra ti attorcigliavi il ciuffo di capelli.

Perchè avrei dovuto spezzarti il tuo incanto di bimbo? Violentarti, imponendo un crudo realismo perchè stabilito da canoni e regole che non servono a nessuno?

Quando ti sei risvegliato dal coma, poichè hai avuto, forse è così per tutti? Non so, non me l’ hanno detto, una regressione, ovvero ricordavi il tuo passato e nulla del presente, ragion per cui una delle prime cose che mi hai chiesto è stato il biberon. Ed io ho ritrovato il mio bambino: eri nato per la seconda volta.

Come ti immagino adesso?

Che tu possa trascorrere il tuo Natale accocolato tra le braccia di una bellissima ed altrettanto dolce ragazza, corredata di una bella famiglia che, sotto un gigantesco albero ti faccia trovare il tuo pacco dono, stimolandoti così a farti sfoderare il tuo splendido sotrriso e profondere intorno a te il tuo inesauribile estro, la tua voglia di poesia, di spazi immensi, dove nulla deve restare oscuro mistero,capaci di farti sprigionare la tua voglia di libertà intelligente. Ti immagino in una bella e serena famiglia a cui tu doni la tua instancabile vivacità e la voglia di far capire a tutti che la persona è centrale, viene prima delle cose che, amare è la panacea a tutti e di tutti i mali, che , l’attenzione verso gli altri è fondamentale, che, la lealtà deve essere un baluardo fisso per vivere in mezzo agli altri. Queste le cose che ho imparato da te, che, tanto vorrei potessi insegnare a tanti altri.

Dicono che ai figli bisogna donare ali e radici. Per quanto mi riguarda ho la certezza di averti fornito le ali che, oggi più che mai mi auguro abbia fatto in tempo a farti sviluppare forti, ampie e adatte a farti planare e rialzare in volo senza mai farti beccare da nessun cacciatore idiota. Sulle radici sono stata proprio una negazione, ma nessuno è perfetto.

Ti avvolgo in una splendente cascata di luce che sta’ per il mio abbraccio natalizio.

Brindo con te, alla vita, mio unico, infinito bene.

La sera prima di addormentarti pregavi così:

“Signore proteggi me e tutti i bambini del mondo e fa che mai nessun adulto procuri noi del male. Così sia. ”

E poi mamma ti diceva:

Buona notte e sogni d’oro…..spegniamo tutte le luci, perchè il buio è magico, non appena tutta la stanza sarà immersa nell’oscurità, scenderanno dal cielo 100 piccolissimi angioletti, si spargeranno per tutta la stanza. E dieci saliranno sul tuo lettino e tutti quanti ti avvolgeranno in mille tenerissime coccole e ti proteggeranno da ogni male.

E tu di addormentavi sereno.

“Che Dio ti protegga e Santa Rita ti assista ” : questa invece era la buona notte della nonna tua.

Entrambe, oggi, ti diamo la buona notte così come allora, per provare il piacere di aver racchiuso il tempo in uno splendido fotogramma.

So di potermi permettere l’ardire di sostituirmi a tutti gli amici che ti vogliono bene e dirti a nome loro: Buon Natale e Buon tutto, Davide.

Buona vita, amore mio, sempre e comunque, ovunque tu abbia scelto di viverla.

Ciao Mamma.

One Response to “è natale, è natale, …. che succede?”

  1. Non ci sono parole.
    Le ho cercate nella mia mente, ma non le ho trovate.
    Sono uscita in giardino, ho acceso una sigaretta e ho iniziato a camminare avanti e indietro nell’aria gelida che avvolge le nostre giornate.
    Tanti pensieri, tante immagini, ma nessuna parola sensata.
    La sigaretta stava finendo e, come faccio spesso da cinque anni a questa parte, non l’ho spenta contro un muretto né l’ho gettata direttamente sul selciato, ma l’ho stretta fra pollice e indice all’altezza del filtro per far cadere a terra quel che rimaneva della cenere. Oramai è un gesto automatico, ma ogni volta che lo faccio, anche se in quel momento non sto pensando a Davide, lui è lì con me, perché è da lui che l’ho imparato…
    Un abbraccio immenso.

    Isa

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