La Storia

gennaio 28, 2009

La mamma racconta

Sono la mamma (nubile) di Davide, ventisettenne di intelligenza, sensibilità ed, ahimè, fragilità, sopra le righe.

Questa sua natura rafforzata da una serie di episodi negativi, hanno pregnato di sofferenza il percorso della sua vita.

L’abbandono del padre prima della nascita, il crescere quindi senza nessun riferimento maschile, ma solo con la mamma e la nonna, in una personalità come la sua, non ha certo contribuito a renderlo forte e sicuro.

Un incidente che gli ha procurato un trauma cranico, generante uno stato di coma di 15 gg all’età di 8 anni .A tal proposito, un paio di anni fa mi ha detto: “mamma prima dell’incidente era tutto bello, dopo è diventato tutto buio”.

Il tradimento nell’amicizia nella età adolescenziale, in cui lui ha sempre profondamente creduto e cercato.

Vari fattori ambientali, hanno prodotto una personalità bordeline in Davide.

Tutto ciò ha comportato 10 anni di via crucis tra ospedali, cliniche e comunità di vario genere, con trasferimenti in varie città e regioni d’Italia (7 traslochi in un anno e mezzo) ricominciando ogni volta da zero. Ma con l’incrollabile forza di un unico obiettivo: restituire la “vita” a Davide, quella vera, quella di cui ogni bambino, ragazzo, giovanne ha pieno diritto di vivere.

Davide non riusciva ad accettarsi come un malato. Mamma, perchè non ho un lavoro, gli amici, la ragazza? Io sto bene. Voglio esere come tutti.

Pertanto, viveva in uno stato di perenne infelicità, perché diceva lui, si aspettava di trovare un mondo fatto di amore, mentre si è scontrato con un mondo di ipocrisia, indifferenza, egoismo, discriminazione, ecc. quindi tutto ciò che invece di accogliere la parola amore ne rappresentava l’aberrazione.

Questo insieme di fattori hanno fatto sì che lui, giorno dopo giorno, per autodifesa, per non essere spettatore crudele del suo fallimento di vita, si costruisse un suo mondo parallelo, in cui poteva ignorare la vera realtà e viverne una tutta sua.

Per “viaggiare” ancora di più faceva uso di spinelli, sempre e solo quelli, ma pur pensando, nell’opinione comune, che sono pressoché innocui, in lui creavano un effetto devastante, portandolo a stadi di delirio maniacale veri e propri, ovvero, amplificano un disturbo di base.

A luglio del 2008, dopo un buon e lungo periodo di cure, eravamo finalmente riusciti a trovare una buona compensazione di equilibri in Davide, che molto sereno e tranquillo, guidato ed indirizzato da me e soprattutto dal servizio sanitario (csm) entrava, su sua scelta consapevole, nella comunità Lahuèn di Orvieto.

La scelta era caduta lì, perché è un centro a doppia diagnosi, ovvero specializzato nella cura e riabilitazione dei disturbi di personalità accompagnati da dipendenze di qualsiasi genere e grado di sostanze. quindi oltre ad essere particolarmente mirato, c’era il grosso vantaggio che la tipologia degli ospiti era per la maggior parte apparentemente “normale”, dove tutti speravamo che Davide potesse trovare un buon confronto relazionale.

Ma evidentemente qualcosa non ha funzionato, deludendo le aspettative di Davide. il quale, il 27 luglio 2008, trovando il cancello aperto che, rimaneva così per tutto il giorno, in quanto c’era la visita dei genitori (non la mia, perché per un buon periodo, fa parte della loro metodologia, fanno tagliare tutti i collegamenti con l’esterno, quindi anche con la famiglia, in questo caso con me). Dicevo, Davide esce, intorno alle 11:30 di quella domenica 27 luglio, con indosso solo una maglietta, dei calzoncini, gli infradito, (ipotizzo fosse vestito così, perchè la mia domanda: come era vestito Davide, è rimasta senza risposta da parte di chi lo ha visto per l’ultima volta) privo di documenti, soldi, cellulare che mantengono, sempre per regolamento, rigorosamente, gli operatori del centro.

Quando mi avvertono telefonicamente che Davide si era allontanato, mi dicono che loro hanno provato a seguirlo con la macchina. Davide, e mentre lo affiancavano, gli dicevano di tornare indietro. Ma Davide, seguendo una “sua” coerenza, ha detto: “No, voglio andare”. Evidentemente se stava mettendo in atto una fuga, comunicava un disagio, fuggiva da un malessere interiore , sentendo addosso il desiderio dei suoi affetti, della sua casa, della libertà da restrizioni, regolamenti e farmaci (che odiava, perché diceva lui gli stingevano il cervello e gli davano pensieri lenti ed ottundati).

Davide ha continuato a camminare, sino ad inoltrarsi nella campagna circostante la Comunità.

Agli inizi di settembre riprende il programma “chi l’ha visto?” e mi rivolgo a loro. Trovo interessamento e disponibilità immediata da parte delle redattrici. Difatti nelle due puntate centrali del mese di settembre il programma trasmette l’appello spot della scomparsa di Davide.

Intanto contatto Gildo Claps dell’Associazione Penelope (per inciso, secondo me , Gildo è un angelo caduto dal cielo per il troppo peso, ma rimasto angelo) perché mi dà subito forti parole di conforto e sopratutto concreti e validi suggerimenti d’azione.

Il 4 ottobre, viene effettuata una battuta dai Carabinieri di Orvieto, in collaborazione con il Corpo della Forestale ed alcuni volontari della Protezione Civile, corredati di GPS. Ma non scaturisce alcun esito.

Subito dopo, ricevo la visita di una troupe di operatori e giornalista del programma “chi l’ha visto?” raccolgono una mia intervista ed altri dati, ed il 6 ottobre, trasmettono un servizio sulla storia di Davide. Ma purtroppo, non seguono novità di rilievo.

Il 17 gennaio 2009, riprende un’altra battuta molto articolata e a vasto raggio, per tutta la campagna di Orvieto, vengono battuti 50 km. E’ coordinata dai Carabinieri di Orvieto Scalo, con la partecipazione del Corpo della Forestale sia di terra che elicotterista, volontari della Protezione Civile, Speleologi del Soccorso Alpino di Perugia, unità cinofile. Tutte persone eccezionali. Ma anche questa volta, “fortunatamente”, in questo caso, non si riscontrano tracce di Davide.

A seguito di questo evento “chi l’ha visto?” trasmette, il 19 gennaio un nuovo servizio su Davide, raccontando cosa è accaduto in quel 17 gennaio.

L’indomani, la redazione riceve un e-mail da Isabella, una dolce ragazza che ha conosciuto Davide in una Clinica a Roma nel 2004, frangente in cui nasce tra loro una tenera e solida amicizia fatta di scambio di aiuto. La troupe di “chi l’ha visto?” si reca a casa di Isabella che rilascia una bellissima intervista raccontando della sensibilità di Davide e del sostegno da lui ricevuto. Così che il 26 gennaio viene trasmessa, mediante un servizio di “chi l’ha visto?”, questa intervista, riparlando così della triste storia di Davide.

Grazie agli autori, ai redattori ed alla conduttrice, allo staff, tutto, di “chi l’ha visto?” per questa loro insostituibile collaborazione, fatta di professionalità e grande carica umana.

Dopo quest’ultima trasmissione succede, secondo me, una sorta di miracolo, un gruppo di splendidi ragazzi, (anzi meravigliosamente splendidi) coetanei di Davide che, con lui hanno convissuto dagli otto ai diciotto anni l’esperienza dello scoutismo presso la Parrocchia San Paolo Apostolo di Erice, mi hanno contattato, dicendomi che volevano affiancarmi nella ricerca di Davide, uno di loro, Enrico, bravo informatico, ha costruito questo sito.

Mi viene difficile esprimere la profonda gioa che mi hanno dato.

Sono stati tutti, o quasi, miei “lupetti”, ed io mi sono sentita la donna più fiera del mondo. Grazie di essere così speciali.


Eccoci al 31 gennaio 2009 .

Parlo, con tutta la forza di una madre che non può rassegnarsi all’idea di aver dato la vita e cresciuto un figlio per ventisette anni, tra l’altro, rafforzato dal mio essere sola e dalla fragilità di Davide.

Parlo con tutta l’ angoscia che mi scaturisce da un macigno costruito sui miei sensi di colpa nei confronti di Davide.

Parlo, con la considerazione oggettiva che Davide è fuggito indotto dalla sua infelicità, ma con l’intento di tornare a casa, (come aveva già fatto altre volte). Ma che qualcosa o qualcuno glielo ha impedito durante il tragitto.

Parlo, con la conoscenza che Davide non è un ragazzo che sa vivere la strada, perché da sempre abituato ad essere protetto e a vivere con i comfort delle comodità, per quanto assolutamente modeste perché derivate solo dalle mie forze, ma comunque pur sempre comodità, a cui lui teneva.

Parlo, con la coscienza di sapere che Davide era sotto stretto controllo medico, seguiva una terapia farmacologica che, data la tipologia dei farmaci, se interrotta bruscamente può generare nel soggetto interessato dei gravi scompensi. Difatti tra i miei pensieri più angoscianti c’è: si sentito male? L’hanno abbandonato da qualche parte? Ha perso la lucidità, la memoria? Vi chiedo, con grande umiltà e profonda disperazione, aiutatemi a trovare Davide.

Sono certa che se ci siete e siete in tanti il Vostro “flusso” di affetto e solidarietà raggiungerà Davide, sentirà tutto il vostro calore che lo riscalderà al punto di aiutarlo a ritrovare la strada di casa.

Solo se ci siete anche voi, accanto a me, aprendo insieme gli occhi e spalancando le porte de nostrii cuori, riuscirò finalmente a dare risposta alla mia domanda ricorrente e martellante che si è installata nella mia testa e nel mio cuore da oltre 6 mesi, “dove è Davide?”

Grazie,

Vi abbraccio uno ad uno.

Laura.