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luglio 27, 2010

LIBERO       di: Fabrizio Moro

Mi domando perché quando vivi aspettando
un giorno passa lentamente come fosse un anno
Mi domando perché non sono nato nel 50
Avrei saputo cosa fare io negli anni 70
Mi domando se sei mia oppure fai finta
E se alla fine dei fatti essere onesti conta
Mi domando se la storia è stata scritta dagli eroi
O da qualcuno che pensava solamente ai cavoli suoi
Mi domando perché mi fa schifo la mia faccia
A volte si e a volte no
Perché a volte voglio avere solo quello che non ho
Mi domando soltanto perché
Gesù Cristo è morto in croce per me

Voglio sentirmi libero da questa onda
Libero dalla convinzione che la terra è tonda
Libero libero davvero non per fare il duro
Libero libero dalla paura del futuro
Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E? sacra come il pane

Mi domando perché pensare troppo mi turba
E se una volta almeno mio padre ha fumato l?erba
Mi domando se avrò un figlio
E se mio figlio mi odierà
Perché purtroppo si odia
Chi troppo amore ci da
Mi domando se la mia è una vita felice
E so rispondere solo che mi piace

Voglio sentirmi libero da questa onda
Libero dalla convinzione che la terra è tonda
Libero libero davvero non per fare il duro
Libero libero dalla paura del futuro
Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E? sacra come il pane

Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E? sacra come il pane

CANZONE DELLA LIBERTA’     di: Sergio Endrigo

Quello che domandiamo è libertà
Quello che rifiutate è libertà
Quello che non sapete è che noi ad ogni costo ce la prenderemo libertà

Quello che domandiamo è libertà
Quello che rifiutate è libertà
Quello che non sapete è che siamo in tanti al mondo
Troppi a volere ancora libertà

Quello che volevamo è libertà
Quello che negavate è libertà
Ora però sapete: è arrivato quel momento
Subito la vogliamo: libertà

LA  LIBERTA’ DI  VOLARE      dei: Nomadi

Dimmi cosa vuoi fare,
È come stare alla catena.
Senza saper dove andare,
E respirare a malapena.
Aspetti ancora un sorriso, che ti permette di sperare.
Che ti fa sentire vivo, fedele alla tua linea e continuare
Ma ti piacerebbe fuggire lontano
E fermare chi si è permesso…
Di legare ad un muro le tue speranze
Per provare qualcosa a se stesso.
E allora tiri di più… e ti arrabbi di più
Vivi, corri per qualcosa, corri per un motivo…
Che sia la libertà di volare o solo di sentirsi vivo…
Corri per qualcosa, corri per un motivo…
Che sia la libertà di volare o solo per sentirsi vivo…
Vedrai che prima o poi
Qualcuno verrà di sicuro a liberarti.
Vedrai che ce la farai…
Non è detto che per forza devi fermarti.
E allora scoprirai che questo tempo che passa
Ricopre tutto ciò che ti resta
E che per avere la libertà
Dovrai per forza chinare la testa
Ma non è questo che vuoi… tu dimmi è questo che vuoi…
Vivi, corri per qualcosa, corri per un motivo…
Che sia la libertà di volare o solo per sentirsi vivo…
Corri per qualcosa, corri per un motivo…
Che sia la libertà, di volare o solo per sentirsi vivo…la libertà non è uno spazio libero,

LA  LIBERTÀ        di: Giorgio Gaber

Vorrei essere libero? libero come un uomo!
Vorrei essere libero come un uomo!
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura,
che cammina dentro a un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà?

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero? libero come un uomo!
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia,
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare,
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà?

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione. 

Vorrei essere libero? libero come un uomo!
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza,
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo,
è convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà?

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto, un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione. 

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Non può essere secondo voi che quell’ incredibile 27 luglio del 2008 Davide abbia semplicemnte pensato così, come hanno cantato Moro, i Nomadi, Gaber e tanti altri? 

Così come forse è stato un pensiero condiviso da altri ragazzi che, attraverso le loro mamme. ho conosciuto in questo tempo e, che mi sono entrati giù, giù, ad invandermi il cuore e spesso i pensieri, perchè, vuoi per un dettaglio, vuoi per via di  un qualche  particolare, li associo a Davide , come Fabrizio Catalano, Andrea Liponi, Valerio Polimeno?

Chissà avevano solo un inelutabbile bisogno di librare il loro volo nella libertà dell’autonomia che esula dai nostri schemi di così detta “normalità”.

So perfettamente qual’è il commento immediato che scatta. Si, ci può stare che volevano e desideravano una vita tutta loro da gestirsi in un  modo più anticonvenzionale, ma perchè (ecco il commento) non dircerlo? Perchè lasciarci nell’angoscia più cupa dell’ignorare?

E’ vero. Ma se proviamo una volta a metterci dall’altra parte, ovvero dalla loro, possiamo oggettivamente comprenderli, immedesimarci, capendo che non sono cose che si possono preannunciare perchè nessuno di noi li avrebbe mai approvati, appoggiati, acconsentito a lasciarli andare così, avrebbero dovuto scontrarsi per la milionesina volta con le nostre ansie, le nostre apprensioni i nostri “per carità, è una follia, è come andare incontro a morte sicura, ecc. ecc.”

La libertà è “fly” e non prevede zavorre di alcun peso nè tipo.

Nessun genere di distacco emotivo e/o sentimentale.

Nessun addio lacrimoso

Nessun conflitto sterile perchè, l’ho detto prima, non si sarebbe mai raggiunto un punto d’incontro.

Ed allora voglio crederci, anzi ci credo che hai avuto ragione tu, vita mia, amore della vita mia, so di poterti immaginare felice perchè stai vivendo come hai scelto di vivere.

Attenderò con la sagezza di chi non dispera, attenderò con la speranza della fede, attenderò con la forza dell’amore che nutro per te, attenderò ogni nuova alba con la certezza che quel giorno sorgerà avendoti affianco. Perchè come dice Renato Zero………” nessuna notte è infinita” e.. …  in quell’alba ti diro’: “stringimi forte che nessuna notte è infinita

Dunque la notte dell’attesa non può e non potrà essere infinita . E mi permetto di dirlo, (spero nel farlo di non essere invadente, o peggio violenta, non è certo nelle mie intenzioni),  anche alla mamme, mie amiche ideali, Caterina, Mirella, Giovanna.

Un abbraccio senza fine a tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Que Sera Sera (quel Che Sarà Sarà)

Quand’ero soltanto una bambina piccola,
chiesi a mia madre, Come sarò?
Sarò bella? Sarò ricca?
Ecco quello che mi rispose:

Que sera sera
Quel che sarà, sarà;
non ci è concesso conoscere il futuro
Que sera sera,
Quel che sarà sarà

Quando diventai grande e mi innamorai,
chiesi al mio amore, cosa verrà dopo?
Avremo arcobaleni giorno dopo giorno?
Ecco quello che il mio amore rispose:

Que sera sera
Quel che sarà, sarà;
non ci è concesso conoscere il futuro
Que sera sera,
Quel che sarà sarà

Ora ho dei bambini miei
Chiedono alla loro madre, Come sarò?
Sarò bello? Sarò ricco?
Io dico loro teneramente

Que sera sera
Quel che sarà, sarà;
non ci è concesso conoscere il futuro

 

ma tutto passa tutto se ne va
che sarà che sarà che sarà
che sarà della mia vita chi lo sa
so far tutto o forse niente
da domani si vedrà
e sarà sarà quel che sarà
che sarà che sarà che sarà
che sarà della mia vita chi lo sa
so far tutto o forse niente
da domani si vedrà
e sarà sarà quel che sarà
Che sarà sarà

Que sera sera,
Quel che sarà sarà

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mamme: mission impossible

giugno 21, 2010

Ieri, amor mio, ho parlato a lungo con la mamma di Fabrizio e, mentre vi attendiamo, abbiamo cercato di scaldarci il cuore a vicenda. Per me è stato particolarmente importante sentirla ieri, perchè, anche senza un apparente motivo scatenante, è stata una giornata molto buia, lunghissima da portare a termine e, tanto, tanto disperata. Varie volte ho avuto l’impulso di urlare e piangere a squarcia gola, perchè il vuoto di te. la mancanza della tua presenza, del tuo viso, della tua voce, dei tuoi pensieri, del tuo sorriso, delle tue lacrime, delle tue bizzarie, … il vuoto di te….. il cercarti continuamente nel nulla, ieri mi è parso insopportabile, dilaniante: una belva afffamata e/o infuriata che, azzanna e non molla, che ha la bava alla bocca, ma non molla e, ti trafigge e, ti lacera le carni, con le unghie e con i denti, senza pietà, si imbeve il muso del tuo sangue ma, non molla la preda.
Poi nella notte il senso di disperazione si è quetato ed ha lasciato il posto ad un sogno molto dolce.
Un pittore (se ce ne uno tra voi, cari miei lettori, va benissimo anche se hobbista, si faccia avanti) aveva dipinto una sorta di icona che raffigurava il mio viso e quello di Caterina (la mamma di Fabrizio) una di fronte all’altra, alle nostre spalle c’erano i nostri figli, in un’ immagine in negativo, credo si dica così, risultavano bianchi, ma i contorni dei loro volti erano netti e definiti : di loro si vedevano i volti, comprese le spalle.  Le loro spalle erano immense come ad avvolgere, (senza stringerci), ognuno la propria mamma, e, da dietro a noi in un movimento che, non si vede, ma si intuisce, ci sollevano le braccia e ce le tendono le une verso le altre, sino a che, come sospese nell’aria, (ovvero, non c’è il disegno delle spalle e delle braccia ,di noi si vedono solo i visi) ,  appare l’immagine delle mani mie e, quelle di Caterina che si avvicinano sino quasi a toccarsi,  ma non si stringono restano alzate con i palmi frontali ed in mezzo alle nostre mani passa un guizzo bianco: i nostri figli e, sotto si leggono in maniera sfumata, non chiarissima, ma comprensibile, le parole: amore e speranza, tra voi,  per noi.

Perdonami, ipotetico, volontario pittore, perchè con sta’ descrizione così confusionaria che ho fatto devi essere proprio tanto intelligente per poterla riprodurre.

Ma al di là di questo, sono certa che, Caterina e tutti coloro che possono solo lontanamente intuire cosa ho voluto esprimere, mi hanno capita. E ciò mi basta, e vi dico ancora una volta grazie.

Ciao Davide, mio infinito, dolcissimo tormento.

P.S.:

oggi ho ricevuto questo messaggio da una “ex” bambina, poichè il commento posso leggerlo solo io, tengo invece a dare il piacere a chi legge di assaporare queste belle parole. E, con l’occasione mando un forte abbraccio ad Anna Lisa, dicendole, che è tutt’altro che poco quanto ha detto. Ogni volta che ascolto persone che hanno conosciuto Davide e mi parlano di lui in modo diverso da come posso conoscerlo io come mamma , mi regalano un paio d’anni di vita.

Grazie infinite, Anna Lisa, anche dell’offrirci la tua vicinanza:  è uno splendido dono.

Baci. La mamma di Davide 

 

Un nuovo commento all’articolo #147 “La mamma racconta/Fate sentire la vostra voce!”Autore: Anna Lisa Placenza

 

Commento:

 

Buongiorno alla mamma di Davide. Mi chiamo Anna Lisa Placenza ed ero una compagna di classe di Davide alla scuola elementere Umberto di Savoia di Trapani (Maestra Masnata). Nello scrivere queste righe mi trema la mano, perchè quella di Davide è una storia che mi tocca il cuore.

Ricordo Davide come un bambino buonissimo e molto intelligente, a mio parere era il più bravo della classe, era generoso e simpatico, divertente e brillante!

Quando la maestra ci diede la notizia del suo incidente mi sentii gelare il cuore, ero piccola e ingenua, pensai che sarebbe presto tornato! Ma non fu così, dopo giorni gli telefonai a casa e lì capii che niente era più come prima. Lui non tornò e non ci sentimmo più.

Oggi rimpiango di non averlo più chiamato ma purtroppo è andata così.

Mi sento il cuore a pezzi ad apprendere la notizia della sua scomparsa, spero tanto che mentre sto scrivendo queste righe possa arrivare una bella notizia!

Mi sento di esprimere alla signora Laura la mia vicinanza, anche se è poco, spero che lei riesca a sentire la mia voglia di esprimerle tutto il mio affetto.

Mi dispiace immensamente però ho fiducia che il Signore possa con il suo amore proteggere Davide e fare in modo che tutto si risolva per il verso giusto!

Con profondo amore per lei e per Davide la saluto mandandole un abbraccio sincero.

Anna Lisa Placenza.

 

 

 

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Dedicato a chi ama Davide

maggio 23, 2010

Ogni qualvolta il caso, mi regala l’opportunità di incontrare od ascoltare qualcuno che ha saputo leggere l’anima di Davide ed ha saputo amarne i contorni, la sostanzialità e, tutto ciò che era e che è,  il mio cuore fa le “carambole”.

Inserisco la mail che Anastasia mi ha inviato e le mando un grande grazie. Grazie anche del bellissmo sms, ma sopratutto, per la cosa che mi ha detto al telefono, per me, straordinaria. Ovvero, quando  gli ho chiesto, ma perchè la tua mamma ti rifiuta?  Lei mi ha risposto: “perchè non tutte le mamme sono come te”. Per me sono parole di profondo conforto, visto i miei incessanti sensi di colpa. Mi chiedo: “ma se avessi intrapreso un’altra strada anzichè quella che ho percorso per Davide sarebbe stato diverso? Avrebbe potuto fare a meno di tanta sofferenza? Quindi quando ricevo, gratuitamente , testimonianze come questa, mi placo un attimo.

Grazie di esserci tu e, tutti quelli che sempre ci sono stati e ci sono.

Bacetti.

 

Dolcissima Laura,
sono Anastasia Adinolfi, o Ania… non so come mi ti ricordi… ma se hai fornito il mio numero qualcosa di me spero ti ricordi.. ci siamo sentite anche una volta al telefono in cui ti chiedevo di parlare con Davide.. e mi hai risposto Davide è fuori… sto cercando di ricreare i momenti.. credimi rimbambita di psicofarmaci non è facile ricordare… quel veleno ti rende la testa come un colabrodo… ma mi chiedo…. QUANTO MALE TI HO FATTO INVOLONTARIAMENTE…. chiedendoti di Davide mentre tu magari già eri disperata nelle ricerche… PERDONAMI… non sapevo… ti stringo forte e ti chiedo perdono… da mamma a mamma…..

Ieri mi ha contattata la Procura di Orvieto e solo ieri sono venuta a sapere di Davide… il TUO… il Mio… il nostro… meraviglioso DAVIDE…. IO NON LO DIMENTICHERO’ MAI…. anche se ho passato con lui solo una settimana… con me è stato il ragazzo più dolce che abbia mai conosciuto…
I nostri occhi hanno parlato senza parole…. i nostri cuori hanno unito il battito del dolore… ed io posso capirlo pienamente.. per trascorsi diversi.. ma soffriamo dello stesso disturbo di personalità… borderline…
Cosa posso fare per aiutarti? Ti prego dammi notizie… è da ieri che sto malissimo non vivooooooooo….
anche io sto vivendo una situazione disperata… ma ho due figli… e quelli tu me lo puoi insegnare… ti fanno mettere tutta la tua vita i tuoi problemi al secondo posto… ed ho un motivo per reagire… agire… piangere… ma continuare a lottare…
Davide probabilmente ha sentito il senso cronico del vuoto.. la paura dell’abbandono… anche da parte di se stesso… e te lo dice una che con questi sentimenti ci combatte ogni giorno… perchè spesso queste paure si trasformano in realtà… ed allora la nostra mente così fragile crolla… e la reazione c’è… anche se diversa in ogni malato..
Neanche io mi sono mai accettata come malata, per non parlare della mia famiglia che mi considera malata immaginaria… sono invalida al 75%….. ma per loro malata immaginaria… non ho una casa… mi si è divisa la famiglia.. mia figlia vive con me poggiata da varie amiche… mio figlio sta con quella sottospecie del padre… almeno diciamo che dorme lì… ma lui non si preoccupa nemmeno se il figlio mangia…
Io mi sento terribilmente in colpa… per questi ragazzi smarriti… in questo mondo che ti offre solo odio tristezza falsità ipocrisia.. chi è sensibile come Davide… NE SOFFRE TERRIBILMENTE…. IO LO SO…
Ho bisogno di rendermi utile Laura, per te, che ritengo una persona formidabile
PER DAVIDE…….
Per dire….. a voi… IO CI SONO…….. A TUA COMPLETA DISPOSIZIONE….
CON VERO SINCERO SENTITOAFFETTO…
ANASTASIA….

stanotte me ne è venuto in mente un altro…. una sera.. guardando la TV… io mi sono accoccolata con la testa sulle sue gambe… e lui mi accarezzava dolcemente i capelli…. e mi ha baciato gli occhi che piangevano…
spero di ricevere presto un sms un email una telefonata… dove mi dici… corri a roma.. davide è tornato…
con sentito amore….
Anastasia…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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comunicazioni

aprile 27, 2010

Cari tutti, volevo dirvi un paio di cosette.

Nel mese di Marzo ho fatto in modo e maniera di venire a conoscenza del nome del Magistrato che, presso la Procura della Repubblica di Orvieto, segue le indagini su Davide, e ci sono andata personalmente.
Ho trovato una persona molto gentile e sensibile, umana e professionale e molto coinvolto nel caso (che dite? Ogni tanto un po’ di buona sorte non guasta) tant’è che dando una motivazione particolare al caso ha mantenuto aperto il fascicolo che, nelle procedure normali si chiude nel giro di 6/12 mesi qualora non si registrino fatti nuovi. E’ evidente che lui ha ritenuto e ritiene che è proprio il caso di non sospendere le indagini, certamente perchè pensa che lo si possa trovare come tutti auspichiamo: vivo.
In quest’occasione mi ha spronato anche con molta determinazione, di cercare ,di ricordare e quindi fornirgli quanti contatti più potevo di amici e amiche che lo avevano frequentato, perchè, dice lui, sempre alfine delle indagini, è importantisssimo, anzi fondamentale  sentirli per raccogliere, sulla personalità di Davide elementi, certamente diversi, da quelli che può conoscere e sapere una madre e quindi, potendo disegnare un profilo più ampio ed articolato di Davide, il nuovo impulso che ne deriva alle indagini è molto forte.
Pertanto, mi scuso e chiedo perdono a tutti coloro di cui ho fornito al Magistrato il contatto, sopratuttto perchè l’ho fatto di mia iniziativa senza chiedervene autorizzazione. Ma, forse, anche se  incautamente, ho puntanto sul vostro essere tutte persone estremamente sensibili e disponibili.

Ve lo dico adesso perchè Isabella mi ha detto che è stata contatta e me ne ha giustamente chiesto conferma sulla veridicità di quanto le avevano detto ed appunto come pensavo è stata carinissima e disponibile come sempre.

Grazie.

L’altra cosa che volevo dirvi è che (salvo variazioni dell’ultimo minuto) giovedì 29, potrete vedermi  parlare di Davide (anche se non ho la più pallida idea di cosa io abbia detto) nella trasmissione “Festa Italiana” che va in onda su Rai 1 dalle 14,30 alle 16,10. Lo dico per chi gli va e può vederla. Io per esempio non posso vederla perchè sono al lavoro.

Ho avuto piacere di parlare un attimo con voi e scusate ancora per la mia scarsa accortezza, ma credete, essendo estremamente emotiva mi faccio prendere dall’impulso del momento e dimentico il bon ton e tutto quello che ne fa parte.

Un mega abbraccio. Un buon tutto a tutti.

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21 marzo 81/10

marzo 20, 2010

Eccoci al tanto atteso,  da tutti,  equinozio di primavera. Che c’è di più vitale che essere gratuiti spettatori dell’ineguagliabile spettacolo del risveglio della natura? Il risveglio, la rinascita, la resurezzione non solo la Pasqua: passaggio dalla morte alla vita, riferita a ns. Signore, Gesù Cristo, ma, la resurezzione dei cuori e delle menti per ognuno di noi. Le nostre ossa, irrigidite dal freddo,  iniziano a confortarsi ai primi, timidi raggi di sole che, sentiamo tiepidi e gradevoli.  L’aria si riempie di profumi: ogni anno ripetuti, ma, che l’inverno ha il potere di farci dimenticare e, ad ogni nuova stagione li sentiamo come mai sentiti, riempiendoci di balsamico respiro bronchi e polmoni. Gli occhi si illuminano di colori e, con tutto ciò, la voglia di riprendere tutto. Spalancare le finestre, cancellare ovunque la fuliggine ed il grigio lasciato dall’inverno. E per quante “primavere” hai sulle spalle (come nel mio caso) rivivi ogni volta l’ebrezza della giovinezza che ti prende e ti esalta. Ebbene, in questo magico giorno dell’anno, qualcuno ha deciso di rappresentare nel modo più autentico ed assoluto la vita: la  nascita: la tua alba, Davide.

Buongiorno Davide, benvenuto a questo mondo, ti disse nonna tua quel sabato 21 marzo 1981 ore 16,20, quando l’infermiera, uscendo dalla sala parto, ti pose tra le sue braccia:  un “uomo” di Kg.3,350 x 52 cm.

Non so dirti perchè, ne abbiamo parlato sempre poco, ma sono stati pochi i compleanni che hai voluto festeggiati. Non posso pensare che gradivi poco l’idea di esserci. Perchè e, possono testimoniarlo tutte le persone che ti hanno conosciuto, sei sempre stato un grande entusiasta della vita con l’esposizione di una  forza ed una energia inesauribili, addirittura travolgenti. Non ti fermavi mai, non ti zittivi mai. Nonna tua diceva: “Davide, parli quanto un Giudice povero”. Vecchio detto siciliano che indicava chi, per rimediare la pagnotta quotidiana, doveva far leva sulla parlantina.

Amore mio, quanto mi manca la tua voce.

Amore mio, quanto mi mancano i tuoi occhi, le tue lacrime, i tuoi sorrisi.

Amore mio, quanto mi manca  il tuo modo di essere, la tua dolcezza, il tuo andare oltre tutto, il tuo non fermati alla superficie delle cose.

27 e mezzo……28…….29.  Sei diventato il mio splendido quasi trentenne, ma non ti vedo….

A distanza di qualche tempo l’uno dall’altro ho fatto tre sogni in cui c’eri tu.

Il primo: ricevevo una tua telefonata. Ed io ti dicevo: “si, va bene, Davide, ma domani. Sentiamoci domani, vediamoci domani”

Il risveglio è stato orrendo, perchè mi sono giudicata una sorta di mostro. Chiedendomi. Come? mio figlio mi ha chiamato. Una cosa che desidero con ogni mia cellula da un tempo lunghissimo e lo liquido dcendogli “domani” Ma perchè?

Il secondo: ho aperto la porta di casa tu eri lì, davanti l’uscio, con indosso un “k- way” con tirato su il capuccio. Avevi gli occhi seri, ma la cui espressione non sono riuscita a decifrare. Io, vedendoti, sono stata scossa da un moto di emozione incontenibile, non piangevo, ma avevo i battiti cardiaci a centocinquanta, ed ero tutta scossa da  brividi e tutto mi si scuoteva dentro. Ci guardavamo, ma tu rimanevi davanti alla porta all’esterno della casa ed io davanti alla porta all’interno della casa. Dritti l’uno davanti all’altra, ma senza abbracciarci, senza io uscire o tu entrare.

Il terzo: ero a letto, mi è squillato il cellulare. Io sapevo che eri tu che mi chiamavi, ma pur schiacciando il tasto verde della risposta, il telefonino non entrava in comunicazione.

Ed anche in questo caso mi sono svegliata con un grande senso d’angoscia.

L’altro giorno ho raccontato questi sogni, al mio grande ed insostituibile amico Fabrizio Napoli. E lui mi ha detto che, voglono dire che la mia attesa avrà una fine ed una fine positiva, ma c’è ancora da attendere.

Sai Davide, noi Cristiani, diciamo: “non c’è Pasqua senza Venerdì Santo”. Ma dimmi, figlio mio, quanto durerà ancora questo mio Venerdì Santo?

Inutile dirti che domani per me sarà un giorno zeppo di mille sensazioni, ma per te non voglio essere triste. Pechè è un giorno di festa: il più bello: la festa della tua vita.

Ti immaginerò davanti ad un’immensa torta di panna e cioccolato con 29 candeline azzurre. Circondato da chi non ha reso mai, in questo tempo, pericoloso il tuo volo, ma, piuttosto forte e libero nei grandi cieli della vita. Ti voglio pensare insieme a qualcuno che ti ha permesso di planare  in un mondo fatto a tua misura, dipinto con i tuoi colori. Accompagnato da chi ha saputo odorare il profumo del tuo essere speciale ed inebriarsene insieme a te.

Io ti prometto di continuare a volere di non rendermi prigioniera della paura, ma, a sentirmi libera nella speranza.

Ti prometto di far mie le parole della volpe ne: “Il piccolo Principe” che disse: “Addio - ecco il mio segreto -, è molto semplice, non si vede bene che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.”

Buon compleanno, mio piccolo grande uomo. Con l’amore di sempre, mamma.  

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io, tu e Penelope

febbraio 28, 2010

Davide, amore santo di mamma, volevo raccontare a te e a chi altro mi legge che, il 24 febbraiio sono stata (insieme a Gianni) alla Camera dei Deputati, dove Natalina Orlandi, Presidente del Lazio, per l’Associazione Penelope, ha organizzato un convegno dal titolo “le famiglie degli scomparsi ed il diritto ad una legge”. E’ stato molto bello esserci. Ho ricevuto l’importante conforto di sentire e sapere da vari ed autorevoli personaggi ed addetti ai lavori che vogliono dare voce, spazio ed aiuto mirato a chi come me si trova in una condizione infinitamente dolorosa, ma altrettanto atipica così, e ben lo capisco, difficile da mettere a fuoco. Perchè l’angoscia che ti pervade nella disavventura di vivere l’esperienza dell’allontanamento di una persona cara (od unica ed assoluta, come sei tu per me), è davvero a sè, non paragonabile, per esempio, alla perdita naturale di quando qualcuno che fa parte di te, muore. Ciò che provi è profondamente e terribilmente lacerante, ma è un dolore dai contorni chiari e definiti che, il tempo, anche se dapprima sembra impossibile, via via, ti offre tutte le motivazioni necessarie per lenire e sopportare il dolore, nel restituirti i ricordi e la bellezza di quella persona, sapendo dove e come pensarla. Mentre la  “scomparsa” è mistero, è tenebra e il nulla è l’ignoto. perchè il non sapere darti risposte di alcun genere, perchè tutte potrebbero essere, ma nessuna è,  ti genera lo smarrimento dell’impotenza e credi, credetemi, vorrei, ma non sono capace di spiegarvelo. Sapete, il non essere in grado di trasmettere una sensazione, mi ricorda quando nel branco dei miei lupetti, accolsi una bambina, totalmente sorda: Sara. Ebbene sono riuscita a passare ai bambini, con il gioco, l’esprienza di un non vedente. Li facevo bendare e facevo loro assaggiare dei cibi stranissimi, di cui loro, non vedendo, dovevano distinguerne i sapori. Il più delle volte erano “giofeghe” inimmaginabili (anche se perfettamente naturali e commestibili, s’intende),  ma, oltre a non riconoscere quasi mai il sapore di ciò che mettevano in bocca e  capire già quanto è brutto non vedere ciò che mangi, il messaggio che volevo trasmettere loro era che una persona che non vede deve affidarsi completamente agli altri, sino all’abbandono totale di sè, quindi in balia di tutti. Mentre per Sara non sono mai riuscita a far capire loro cosa vuol dire non sentirci, si, gli dicevo che è come vivere eternamente in un acquario, od altro, ma non a farglielo provare, perchè se hai l’udito, puoi metterti tutti i tappi che vuoi, riesci comunque sempre a sentirci, o quanto meno ad avere la percezione di ciò che ti accade intorno. Ebbene, quello che provo è come la sordità di Sara, è inspiegabile a chi non è come lei.   

Tornando al convegno, dicevo, genera sollievo ed alimenta le speranze il sapere che qualcosa di tangibile va accadendo con interventi opportuni, non facendoci sentire soli nella lotta della ricerca.

Ma, anche,  partecipare al convegno, ha voluto dire  incontrare tante altre mamme, papà, mogli, sorelle, fratelli che sanno cosa hai dentro.

Due incontri, su tutti.

Quello con Caterina Migliazza. Ci eravamo sentite qualche volta al telefono e viste una volta precedente ad un altro convegno di Penelope, quindi, nella normale socialità, due sconosciute. Ma è stato un attimo: vederci, guardarci negli occhi e stringerci in un abbraccio strettissimo assolutamente annullante di mille parole, cento cene, gite, uscite o quant’altro. In quell’abbrraccio ci siamo passate una vita intera, perchè il tempo che ci separa dai nostri figli è per noi una vita intera. Grazie, Caterina.

Fabrizio, Davide, il vostro essere persi nel nulla ha unito le vostre mamme in un forza composta da una miriade di emozioni e sentimenti contrastanti che è splendido sentire. In ogni caso grazie Fabrizio e Davide (chiaramente all’unica condizione che tornate a casa ed anche velocemente, se no’ guai a voi)  perchè ci avete fatto crescere in una maniera esclusiva, dal valore inestimabile.

Caterina mi ha regalato una copia del libro che, Fabrizio, la tua mamma ha scritto per te, per regalarsi una stella di serenità, perchè per tutto il tempo in cui si è impegnata a scriverlo, a pubblicarlo, a presentarlo, a distribuirlo,  per lei è stato come essere con te. Il titolo è: “cercando Fabrizio: storia di un’attesa senza resa” . Lo leggerò presto, anche se è come sentissi di conoscerne già ogni riga. Perchè Fabrizio e Davide sono due persone diverse, le storie delle loro vite sono diverse, ma il sentimento dell’abbandono e del vuoto che sentiamo per loro, è identico. Il nostro sentirci l’una nell’altra è ugualmente “meravigliosamente” doloroso.

L’altro incontro, quello con l’Avv. Laura Fracassa. Deliziosa ragazza, con una carica umana ed entusiastica della vita che ti rinnova “ferocemente” e splendidamente, la fiducia nel prossimo.

Grazie Laura. Lei sa perchè

Ed infine grazie a Natalina che ha avuto la capacità organizzativa, la caparbietà, la generosità dell’impegno di farsi tramite e strumento perchè, chi di dovere, si prenda cura di tutti noi in maniera fattiva, dimostrando un altruismo ed un senso di solidarietà che la identifica come una persona straordinariamente “ricca” e  piena di qualità da donare.

La legge di cui ho accennato sopra che faceva parte del titolo del convegno  e che, adesso  sta’ alla Commissione Bilancio, per l’approvazione definitiva,  è relata dal Senatore Filippo Saltamartini.

Con l’occasione dico grazie anche al Commissario Straordinario Michele Penta dell’Ufficio Scomparsi del Ministero degli Interni che, pochi giorni fa ci ha ricevuto. Mi ha ascoltato e detto tante cose importanti. Grazie per me e per tutti coloro che ricevono assistenza da lui e dai suoi collaboratori.

Ciao Davide. Vieni a dirmi che questa è stata un’esperienza, si, bella ed arricchente, ma che non mi apparterà più perchè tu presto sarai a casa tua.

Fai il bravo, ti aspetto.

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ciao Igon

febbraio 3, 2010

Caro Davide, il tuo Igon ci ha lasciati. E’ passato dal sonno alla morte, ieri 2 febbraio (compleanno di tuo zio Oscar) otto giorni prima dei suoi 5 anni.
E’ stato straziante, e penso che porterò questo strazio nel cuore molto a lungo.
Per noi, lo so, è stato e resta il cane più bello e più buono del mondo.
Ricordi, amore mio, quando andavamo a Roma con lui, non riuscivamo a camminare, perchè ogni due passi ci fermava qualcuno a dire meraviglie di Igon e subito dopo l’immancabile domanda, “posso farmi una foto con lui?”Credo sia stato il cane più fotografato di Roma e Provincia. Ricordi quella volta che eravamo alla Stazione Termini e si era formato un capanello di gente intorno a lui, dopo un po’ mi si è avvicinata una ragazza  e dopo essersi resa conto della situazione, mi ha detto: “pensavo fosse arrivata Naomi Campbell”. Ricordo che quando lo portavo in macchina con me e lo accomadavo sul sedile posteriore, molto spessso gli altri autobomilisti, senza rendersene conto, mi mettevano in una situazione un po’ a rischio. Ovvero, lo vedevano stando dietro la mia macchia, era più forte di loro, mi sorpassavano e mi si affiancavano camminandomi così affianco per un bel po’ di tempo, di modo che se lo guardavano bene e mi riempivano di complimenti. Ricordo le centinaia e centinaia di sguardi (quando si astenevano dai commenti)  stupiti, non parliamo delle espressioni stupende ed incantate dei bambini che lo vedevano. Ricordo una volta ferma ad un semaforo, mi ha affiancato una Signora e, proprio con tutto il cuore,  mi ha detto: “siete stupendi, tu, la tua Uno ed il tuo San Bernardo”.

Essenziale il portarmi a questa scelta tanto dolorosa sono state le sue sofferenze che, nonostante le 12 compresse al giorno che gli davamo come terapia curativa, stava sempre peggio. Aveva la sua immensa splendida “capoccia” sfinata al massimo, con sopra il cranio solo l’osso centrale, intorno tutto vuoto. Sotto il muso il suo possente collo si era ridotto ad una specie di barbiglio molle e vuoto. I suoi fianchi si toccavano, per la magrezza raggiunta, mentre tutto il corpo era deformato dal’ascite, ovvero l’accumulo di liquidi che si formano nella cavità peritoneale proprio perchè la mancanza della dovuta ossigenazione del sangue, dovuta alla mancanaza di contrazioni cardiache, creavano questi gravi scompensi. Aveva le zampe ormai necrotiche, una in particolare anche gonfia. Le unghie delle zampe completamente incurvate ed incarnite. Il pelo opaco e continuamente in perdita, tanto da risultare spelacchiato. Non si muoveva quasi più, stando giorno e notte  disteso. Mangiava quasi nulla. La pena più grande, con relativa stretta al cuore, l’ho provata l’altro giorno, quando sceso, per esigenze corporali e non è più  riuscito a risalire le scale, rimanendo letteralmente appeso o sospeso sui gradini, in bilico con due zampe sotto e due sopra. Appena faceva due passi gli veniva l’affanno. Aveva quasi costantemente 38,5 di febbre. Ogni mattina si faceva un pianto che ti entrava nelle orecchie del cuore. Nonostante ciò, non ha mai smesso di cercare le mie carezze, anche ieri si è avvicinato al veterinario richiedendogli le coccole, a far sì da rendere ancora più duro il compito al povero dottore che ha commentato: “guarda un po’, mi si raccomanda pure”. E t’assicuro Davide mio, nonostante l’ aver razionalizzato che non era giusto fargli patire oltre così tanta sofferenza ed, una così lunga agonia, il vederlo addormentare per sempre, ovvero proprio il momento del trapasso è stato letteralemente straziante.  Ed anche in Gianni, con tutta la sua scorza da”duro” ho letto un sussulto di commozione, conosceva Igon da quando aveva sei mesi. Comunque se  non ci fosse stato Gianni a guidarmi a questa decisione, da sola non ce l’avrei fatta. E nonostante ciò ho avvertito tutto il peso e la sofferenza di dover decidere senza di te e quindi  anche per te.

ADDIO IGON! Chiunque ti ha conosciuto ha la certezza che se mai esiste il paradiso dei cani, tu ci sei andato per direttisima, incredibilmente buono come eri.

Davide mio, per dirla alla Pirandello: “così è se vi pare” , non ci sono spiegazioni a tutto questo. Così come tutti noi non sappiamo darci una risposta al non avere tue notizie.

Un abbraccio.

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dammi una mano

gennaio 20, 2010

Mio Signore, Mio Dio, Ti prego, Ti prego, non ne posso più, mi sento terribilmente inquieta, non so più che fare, dove andare, a chi chiedere, solo Tu puoi darmi un segno, squarciare anche con solo un raggio di luce questa fittissima tenebra in ci mi trovo e, donarmi un attimo di quiete.

Quanto meno, di’ a Davide che Igon, nonostante le continue cure, si sta’ aggravando, il suo affatticamento è sempre più evidente, la sua inappetenza sempre più accentuata, le sue reazioni quasi inesistenti. E purtroppo non ci sono speranze di migliorargli la qualità della vita, perchè questa malattia che si chiama: miocardiopatia dilatativa è tipica delle razze giganti (Alano, S. Bernardo, Terranova, Dobermann, Boxer, ecc.) e si ipotizza che, insieme ad altre, sia a base genetica, ma i geni che la causano sono ancora sconosciuti, pertanto interventi e terapie, sono relative. ad effetto, purtroppo, solo palliativo.

Tant’è che una decina di giorni fa l’abbiamo portato alla clinica veterinaria, dove gli hanno asportato 25/28 lt di liquido. La prima volta 2 lt, a distanza di due mesi sono diventati 28 e dopo 10 giorni, oggi, è di nuovo gonfissimo, Tipo bimbi del Biafra. magrissimo con la pancia gonfia. ma la cosa più grave è la pena di vederlo soffrire e non poterlo aiutare più di tanto.

Gianni dice che sarebbe più altruistico praticargli l’eutanasia.

Io non so se ne avrò la forza.

Vorrei tanto poterlo sapere da te, Davide, visto che sei il suo padrone, che ti sentiresti di fare fosssi vicino a lui?

Vedi un po’ se entro il 10 febbraio, data in cui  Igon compirà 5 anni, puoi farmelo sapere.

Grazie. E Grazie a Te, mio unico Dio, ti prego: abbi pietà di me.

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2010

gennaio 11, 2010

Vorrei tanto essere così speciale da poter avere un filo diretto con Qualcuno lassù. Affinchè a domanda: “il 2010 mi farà riabbracciare Davide?” Mi si rispondesse.
Io però so che, Davide, ovunque è, sta’ in contatto con tutti noi.
Io so che, come nei nostri occhi e nei nostri cuori c’è lui, così noi siamo nei suoi.
Ciò non di meno, se tra Voi c’è chi è capace di interrogare gli Astri, o chi per loro, mi faccia sapere.

Grazie Isa ed Emma per le vostre parole che vibrano di emozioni, sensibilità, preoccupazione, solidarietà. Grazie siete grandi e sapete darmi tanto.

Grazie Fabrizio che, nella tua passione per l’investigazione, hai dei sentimenti così puri perchè dettati dal voler aiutare in modo estremamente concreto chi vive la profonda angoscia di trovarsi nella tenebra dell’ignoto. Difatti non fermi mai le tue ricerche. Girando, chiedendo, informandoti, ecc. Grazie per quanto hai fatto e continui a fare è starordinario questo tuo impegnarti e dare fattivamente a chi neanche conosci.  Anche tu sei un grande ed anche tu sai darmi tanto. Grazie.

Dadolo, mon trésor, sai che penso?  Che, grazie a te stesso, ormai sei un uomo.

E questa è la cosa più bella che poteva accaderti.

E questo 2010 te lo vivrai alla grande.

Sai quanto ero ragazzina, c’era un simpaticissimo cantante francese, Antoine,  che, oltre a cantare suonava l’armonica a bocca, e nel suo repertorio, che, anche se cantato con grande verve, era dai contenuti realistici, e quindi a volte un po’ amari, (tipo: sei sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre, , qualunque cosa fai, dovunque te ne vai sempre pietre in faccia prenderai)

Ma una diceva così:

a me mi piace vivere alla grande già

girare fra le favole in mutande ma

il principe dormiva la strega si è arrabbiata e dai tuoi occhi quella lacrima è spuntata.

Ecco l’augurio della tua mamma per questo anno. Ovvero, che,  la seconda parte della canzone per te non ci sia assolutamente, quella lasciala a me, è giusto sia così che sono al tramonto, mentre per te, amore mio, io so che ti sarà riservata solo la prima parte della canzone.

Vivrai alla grande, come piace a te, e girerai tra le favole in mutande, come piace a me.

Buon Anno. Che ogni giorno sia il tuo capodanno: la festa della vita.

Ritornando al tema delle canzoni. Ricordi quante canzoni scout conoscevamo, una più significativa dell’altra?

A, me fra tante, due mi prendevano in modo particolare, te le ricordo:

Acqua siamo noi

Acqua siamo noi
dall’antica sorgente veniamo,
fiumi siamo noi
se i ruscelli si mettono insieme,
mari siamo noi
se i torrenti si danno la mano
vita nuova c’è
se Gesù è in mezzo a noi

Rit. E allora diamoci la mano
e tutti insieme camminiamo
ed un oceano di pace nascerà
E l’egoismo cancelliamo
un cuore limpido sentiamo
è Dio che bagna del suo amor
l’umanità

Su nel cielo c’è
Dio Padre che vive per l’uomo
crea tutti noi
e ci ama di amore infinito
figli siamo noi
e fratelli di Cristo Signore,
vita nuova c’è
quando lui è in mezzo a noi

Rit. E allora…

Nuova umanità
oggi nasce da chi crede in lui
nuovi siamo noi
se l’amore è la legge di vita,
figli siamo noi
se non siamo divisi da niente
vita eterna c’è
quando lui è dentro noi

Rit. E allora…

Dove Troveremo tutto il pane

Dove troveremo tutto il pane
per sfamare tanta gente?
Dove troveremo tutto il pane,
Se non abbiamo niente?
Io possiedo solo cinque pani,
io possiedo solo due pesci,
io possiedo un soldo soltanto,
io non possiedo niente.

Dove troveremo tutto il pane…

Tu Signore, sei la vera vite
noi, Signore, siamo i tuoi tralci;
noi portiamo in te molto frutto
anche se siamo niente.

Dove troveremo tutto il pane…

Penso non è difficile intuire qual’è il mio concetto di vita.  Intriso, per quanto è possibile, di amore, di fede, di speranza, con tutti i limiti e la miseria umana che mi appartengono, però il credere mi dà tutta la forza positiva per sapere che tu sei “lì”, “là”, o ancora “lì”, ma, comunque splendido nei tuoi valori che ho sempre cercato di testimoniarti, anche se sicuramente confusionariamente, ma ho sempre contato sulla tua perspicacia.

Auguri a te, Davide, e a tutti Voi.

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è natale, è natale, …. che succede?

dicembre 11, 2009

So di mio che è del tutto scontato, banale, forse quasi ridicolo, pensare che, perchè arriva Natale, tutto deve essere amplificato nei sentimenti, nelle emozioni, nei ricordi, quasi come se fosse una prescrizione medica, od un dovere sociale.
Pur essendo assolutamente anticonvenzionale, disdegnando il “così fan tutti” e credo che, la mia vita sia una valida testimonianza di quanto dico, vi assicuro che è proprio vero.
Il pulcino che ho nello stomaco, proprio perchè s’avvicina questo periodo, lo sento crescere a dismisura, e trasformarsi via, via, in una gallina super cicciona.

L’orlo del mio cuore che oramai è a frangette, proprio perchè si avvicina questo periodo, lo sento sbrindellarsi e diventare a frangioni.

La mia testa che, per la abnorme mancanza di Davide, lascia oramai un po’ a desiderare, nella sua lucidità ed efficienza, proprio perchè s’avvicina questo periodo, la sento far le bizze come fosse una macchina strampalata simile ad una di quelle inventate da Archimede Pitagorico, cugino di Paperino.

Che fare?

Dire, per esempio, a Davide che hai visto mai ti trovassi tra il 24 ed il 25 p.v. dalle parti di qualcuno che ricordi ti ha voluto un bene, probabilmente diverso da quello che cercavi o, ti aspettavi, ma, t’assicuro, figlio mio, un bene del tutto speciale. Pertanto, dicevo, ti trovassi da quelle parti e ti venisse in mente che, nonostante tutto valga la pena di far capolino ed offrire alla tua mamma e a tutti coloro che in questi 17 mesi hanno dimostrato, (a nostra insaputa, ma donandoci una sensazione di sublime benessere), di amarti e ricordarsi di te, penso proprio sarebbe il caso tu ci dessi  qualche rassicurazione su di te.

Lo facessi, ti dirò, non sarebbe niente, niente,  male.

Da qualche anno  non facevamo l’albero, anche perchè era da qualche anno che a Natale non era mai un buon periodo.

Quest’anno invece l’ho fatto, ho rimesso la nostra immmancabile capannina del Presepe, preconfezionata, ma davvero caruccia e sopratutto fedele, perchè ci ha seguito  nei nostri vari traslochi ormai da decenni ed  ogni anno spunta nella sua profonda ed intramontabile simbologia.

Hai visto mai che niente, niente decidi di darmi la gioia di poter passare, io, mezza nottata in piedi, come ho fatto sino a pochi anni fa, sostituendomi a Babbo Natale, perchè a me è sempre piaciuto crederci, e mi sono sempre rifiutata di sfatarne il mito, impedendoti, sino a tre quattro anni fa, di scoprire prima i regali se non la mattina del 25, quando ti svegliavi: la notte era venuto “lui” a portarteli.

Per quale ragione e chi lo dice che il disincanto è necessario e fa bene? Io non sono d’accordo.

C’è chi sostiene che quando si raggiungono max i due anni di età bisogna gettare via il biberon con latte e biscotti, munito di ciuccio. Tu, per addormentarti lo hai richiesto sino a 7 anni: disteso sul lettino, con la manina destra tenevi la bottiglia e ciucciavi, con quella sinistra ti attorcigliavi il ciuffo di capelli.

Perchè avrei dovuto spezzarti il tuo incanto di bimbo? Violentarti, imponendo un crudo realismo perchè stabilito da canoni e regole che non servono a nessuno?

Quando ti sei risvegliato dal coma, poichè hai avuto, forse è così per tutti? Non so, non me l’ hanno detto, una regressione, ovvero ricordavi il tuo passato e nulla del presente, ragion per cui una delle prime cose che mi hai chiesto è stato il biberon. Ed io ho ritrovato il mio bambino: eri nato per la seconda volta.

Come ti immagino adesso?

Che tu possa trascorrere il tuo Natale accocolato tra le braccia di una bellissima ed altrettanto dolce ragazza, corredata di una bella famiglia che, sotto un gigantesco albero ti faccia trovare il tuo pacco dono, stimolandoti così a farti sfoderare  il tuo splendido sotrriso e profondere  intorno a te il tuo inesauribile estro, la tua voglia di poesia, di spazi immensi, dove nulla deve restare oscuro mistero,capaci di farti sprigionare la tua voglia di libertà intelligente. Ti immagino in una bella e serena famiglia a cui tu doni la tua instancabile vivacità e la voglia di far capire a tutti che la persona è centrale, viene prima delle cose che, amare è la panacea a tutti e di tutti i mali, che , l’attenzione verso gli altri è fondamentale, che, la lealtà deve essere un baluardo fisso per vivere in mezzo agli altri. Queste le cose che ho imparato da te, che, tanto vorrei potessi insegnare a tanti altri.

Dicono che ai figli bisogna donare ali e radici. Per quanto mi riguarda ho la certezza di averti fornito le ali che, oggi più che mai mi auguro abbia fatto in tempo a farti sviluppare forti, ampie e adatte a farti planare e rialzare  in volo senza mai farti beccare da nessun cacciatore idiota. Sulle radici sono stata proprio una negazione, ma nessuno è perfetto.

Ti avvolgo in una splendente cascata di luce che sta’ per il mio abbraccio natalizio.

Brindo con te, alla vita, mio unico, infinito bene.

La sera prima di addormentarti  pregavi così:

“Signore proteggi me e tutti i bambini del mondo e fa che mai nessun adulto procuri noi del male. Così sia. ”

E poi mamma ti diceva:

Buona notte e sogni d’oro…..spegniamo tutte le luci, perchè il buio è magico, non appena tutta la stanza sarà immersa nell’oscurità, scenderanno dal cielo 100 piccolissimi  angioletti, si spargeranno per tutta la stanza. E dieci saliranno sul tuo lettino e tutti quanti ti avvolgeranno in mille tenerissime coccole e ti proteggeranno da ogni male.

E tu di addormentavi sereno.

“Che Dio ti protegga e Santa Rita ti assista ” : questa invece era la buona notte della nonna tua.

Entrambe, oggi, ti diamo la buona notte così come allora, per provare il piacere di aver racchiuso il tempo in uno splendido fotogramma.

So di potermi permettere l’ardire di sostituirmi a tutti gli amici che ti vogliono bene e dirti a nome loro: Buon Natale e Buon tutto, Davide.

Buona vita, amore mio, sempre e comunque, ovunque tu abbia scelto di viverla. 

Ciao Mamma.

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