Festa della mamma – 12 maggio 2019

maggio 12, 2019

Toc, toc … c’è permesso? Chiedo scusa per l’invadenza , ma sento il bisogno di rivolgere una richiesta alle mamme, anche mie amiche. Ovvero, se, durante questa giornata dedicata a voi, mentre abbracciate i vostri figli/e e venite da loro abbracciate, mi fate un infinitesimale spazietto e mi permettete di partecipare a questo abbraccio alfine di poter io sentire, anche per un solo attimo, tutto il calore del sentimento più alto del mondo: essere mamma ed avere la tangibilità di esserlo. Mi permetto di chiedervelo, perché da pochi giorni mi è esplosa dentro la deflagrante certezza che mai più, sino alla fine dei miei giorni, potrò ricevere il dono di un abbraccio filiale e soprattutto una voce, per me la più musicale dell’universo, che pronuncia questa parola magica: MAMMA, che ogni bimbo/a della terra impara a pronunciare per prima.
Davide era l’unico al mondo titolato a farlo. Lo so, non si cessa mai di essere madre.
Ma la devastazione che si prova a sentirsi orfana di un unico figlio è … impronunciabile.
Vi garantisco che non mi permetterò di “rubarvi” nulla, desidero solo il vostro pensiero di un secondo, per me per lui.
Un pensiero speciale va a tutte le mamme che sono ancora in attesa del “ritorno” ed ancora sognano questo mitico abbraccio.
Ad una mamma, sopra tutte, va il mio augurio.. GRAZIE CATE!!! Per essere tu. La mia gratitudine sarà per sempre. Per ogni briciola che hai seminato dietro te in nome di Davide ed oggi, per merito della tua tenacia, per la tua generosità di amica, per l’amore di mamma, quelle briciole, via, via, impastate insieme, in un lunghissimo e doloroso cammino, lastricato di immenso impegno e fatica sono diventate un grande filone di pane, che tutti hanno l’opportunità di vedere.
E poi, non posso fare a meno di rivolgere il mio pensiero più bello a mamma Silvia, che mi ha donato lo stupore dell’ammirazione per il suo desiderio più puro, alto e profondo di maternità, rendendolo possibile sfidando tutte le convenzioni falsamente moralistiche e contro tutti. Oggi ha vinto. E, immensamente felice per lei, raccoglie i frutti di una semina tostissima, ma dai risultati impareggiabili.
Ed ancora alle mia deliziosa cognata Anna, anche lei in quanto a donna tosta … che ne pariamo a fa’ e testimone di una maternità sofferta, ma oggi estremamente serena.
A mia cognata Luciana che tris mamma parimenti splendida pluri nonna.
L’elenco credete, diventerebbe infinito, ma di una cosa dovete essere certe, ognuna di voi è legata al mio cuore, per motivi diversi tra loro, ma tutti uno più bello dell’altro.
E grazie davvero a tutte voi, fantastiche mamme che, in questi giorni, mi avete donato, un pensiero, una preghiera, una lacrima, per me contributi dolcemente preziosi. GRAZIE!
Con tutta la mia anima, vi dico, che Dio benedica i vostri figli/e, li protegga da ogni brutta cosa, per ogni giorno delle loro vite e che siano sempre, sempre, solo sani e felici e.. so che ho il diritto di essere ascoltata, in questo mio augurio-preghiera … almeno questo, me lo/ce lo deve.
Mi stringo forte a voi e alle vostre splendide creature.
😍🌺😘

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La Nazione Umbria – 28 aprile 2019

maggio 12, 2019

Teschio nel bosco, nuova ipotesi

Potrebbe appartenere a Davide Barbieri scomparso da una comunità

Ultimo aggiornamento il 28 aprile 2019 alle 06:37

Orvieto, 28 aprile 2019 – A chi appartiene il teschio trovato nei boschi vicino Morrano? In attesa che le analisi condotte sul codice genetico da parte del Racis dei carabinieri forniscano una possibile indicazione in merito al collegamento con Ivano Ricci Torricelli, il 46enne scomparso da una casa di cura in località San Giorgio nell’agosto del 2009, si fa strada anche l’ipotesi di una seconda persona scomparsa. Si tratta di Davide Barbieri, un ragazzo ventisettenne di Trapani che il 27 luglio del 2008 si era allontanato dalla comunità di recupero Lahuen situata proprio nella zona di Morrano.

Il ragazzo era ospite della struttura da una decina di giorni quando, approfittando del cancello aperto nel cortile, era uscito senza dare spiegazioni. Gli operatori avevano cercato di farlo tornare indietro e lo avevano inseguito per un tratto di strada, convinti che poi vi avrebbe fatto ritorno. Invece da quel giorno nessuno ne ha avuto più notizia, come se fosse stato inghiottito dai boschi che circondano quella zona di campagna ad una ventina di chilometri da Orvieto. Le ricerche erano state vane per quanto approfondite. A distanza di tempo, anche la madre aveva organizzato nuove perlustrazioni ma senza risultati. La madre aveva cercato anche di inviare accorati e disperati appelli al figlio con ogni mezzo, dalla televisione a internet. A differenza di Ricci Torricelli, per Davide non era però giunta alcuna segnalazione di avvistamento. Adesso c’è questa parte di teschio che potrebbe fornire indicazioni utili, perlomeno per dare finalmente pace ai cari di questo sfortunato ragazzo o a quelli di Ivano Ricci Torricelli. Resta sempre da capire per quale motivo,nelle vicinanze,non si siano trovate altre ossa o resti del corpo, ma la spiegazioni potrebbe essere da ricercare nella presenza di animali selvatici particolarmente intensa in quella zona che potrebbero aver disseminato in giro eventuali resti.

C.L.

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Questa mattina, ho casualmente, digitando sul mio telefonino, aperto questo link, inviatomi come messaggio privato, da un’amica che ha scoperto quest’articolo, poiché è una famigliare di persona scomparsa nella stessa zona di Davide. Non sono in grado di trovare le parole per descrivervi cosa è accaduto nella mia testa, nel mio cuore, nel mio fisico. Ero sul treno che mi porta sul luogo del lavoro. Scendendo ho percorso la strada che mi porta in ufficio, quasi piegata in due dalle contorsioni che avevo allo stomaco. La prima persona in assoluto con cui ho sentito di condividere la notizia è stata la mia amica Caterina. Poi, pur nulla permettendomi di sottrarre al mio dovere sul lavoro, ho usato violenza su me stessa ed ho cercato di razionalizzare e così ho messo in piedi contatti che mi consentano di capire di più e nei prossimi giorni dovrei sapere. Vorrei tanto poter guardare negli occhi questo C.L. firmatario dell’articolo e chiedergli fino a che punto di non scrupolo morale ed umano può arrivare il desiderio della notizia, fino al massacro dei suoi simili. Non gli sarà balenato nemmeno per un attimo, nel suo nobile cervello, cosa può voler dire per una mamma che da 10 anni aspetta giorno, dopo giorno il ritorno del suo unico figlio, leggere una notizia del genere e la gravità, nella gravità è che priva di fondamento perché non c’è nessun riscontro scientifico? Sapete che vi dico? Sono io ad avere pietà di lui.

 

 

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27 luglio 2008-2018

agosto 3, 2018

Davide, amore mio, voglio farti sapere che …. mentre cammino, mentre, durante lo scorrere delle ore nelle notti (quasi tutte) in cui i miei occhi non si chiudono, la mia mente non riposa, il mio cuore non trova pace, mentre ascolto, osservo … mentre …. penso a quante cose importanti avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, a quante cose importanti avremmo potuto dirci e non ci siamo detti, ogni volta che lo penso, puntualmente, sento una stretta a morso, allo stomaco. Ed allora, Davide, tu capisci bene, che la commedia delle nostre vite che, Qualcuno ha deciso di mettere in scena per “tramarla” insieme, non può interrompersi al primo atto, ogni commedia che si rispetti ha tre o addirittura 4 atti.

… Ma ci sono anche tante altre riflessioni, come ad esempio che è solo un mio privatissimo pensiero, non condiviso da te o non condivisibile, che si tratta solo di un inguaribile egoismo, parte integrante dell’essere umano, il mio pensare che gli altri atti delle commedia tu li debba mettere in scena con me.

Ed allora, mi devi almeno concedere di rivolgerti una accorata preghiera; se non vuoi venire tu da me, inviami un messaggero, che scegli tu come lo vuoi, se con le ali, se a cavallo con la pergamena in mano, se piccione con il foglietto nel becco, purché conduca con sé il tuo comunicarmi che hai semplicemente scelto di essere felice, perché per te l’unica via era la libertà di pensiero e di azione, ma che porti con sé anche la notizia che, in questa tua scelta tu ti sei portato via con te i miei poveri insegnamenti: l’umiltà, la comprensione dei tuoi perché e di quelli degli altri, mai il giudizio a priori, e/o il pregiudizio, mai l’aggressività, mai la volgarità, mai l’essere come gli altri ti vorrebbero, ma come tu vuoi essere, in ogni vicenda umana cerca di essere mediatore e non aizzatore, l’amare per primi, dare, prima di chiedere, chiedere senza vergogna, quando c’è una ragione per farlo, il coraggio della verità, la responsabilità delle proprie azioni, mai nascondersi dietro agli altri: quanto è liberatorio poter dire: “si, sono stato io”, “si, è vero, scusa, ho sbagliato”, “si, è vero, hai ragione”, mai lamentarsi del nulla, amare sempre ciò che si ha, perché quello è tuo, il resto è degli altri, rispettare i confini, non essere mai invadenti, maleducati. Testimoniare con l’essere, prima che con il dire, Piangere in silenzio, avere il pudore dei propri sentimenti, non esporre ai quattro venti il tuo dolore, le tue amarezze, le tue delusioni, ovvero avere il rispetto per ciò che provi, invece sorridi in maniera palese: fa bene a te e a chi ti vede, sii fantasioso, lasciati andare, non essere rigido ed inflessibile mai, ed ancora …. ancora, ricordi? Ti piaceva tanto quando ti dicevo, per riassumere: Davide, ovunque tu vai o vada non lasciare mai dietro di te cattivo odore, ma gradevole profumo, mai penetrante od eccessivo, ma delicato profumo, affinché gli altri ti ricordino per quella impercettibile, dolce scia.

Ecco! Che il “tuo” messaggero porti con se il dispaccio che tu vivi essendo così, ed aggiungendo a tutto a tutto ciò il tuo essere fragile e trasgressivo, il tuo essere affascinante e carismatico. Ma soprattutto, che mi porti la notizia che questa tua scelta ti ha guarito dal male all’anima (non della mente, come era più facile diagnosticare) che ti ha tormentato per decenni ….. Attendo Davide! Attendo! Se non te, il tuo messaggero, lo attendo non domani, ma oggi che è il giorno che segna il 10° anno senza te, sia foriero di notizie.

OGGI, voglio ricevere la visita del tuo messaggero, OGGI, perché, perdonami, Davide, ma come diceva un poeta “maledetto”, tra i tuoi amati, morto a 27 anni: età in cui a me è arrivato il fermo immagine della tua esistenza: “Se dovessi scegliere tra il tuo amore e la mia vita, sceglierei il tuo amore, perché è la mia vita.”(Jim Morrison).

Voglio che venga a dirmi che tu hai scelto, la strada così come affermava un altro uomo particolare, come quelli che piacciono a te:

“Quando sono andato a scuola, mi hanno chiesto cosa volessi diventare da grande. Ho risposto “felice”. Mi dissero che non avevo capito l’esercizio ed io risposi che loro non avevano capito la vita. “(John Lennon)

ATTENDO, OGGI ! AMORE MIO! …

Perché per continuare a vivere ho bisogno che le mie notti diventino sonno.

Perché la mia vita torni ad essere degna di chiamarsi tale, ho bisogno, di sentire che tu non hai scordato la magia che ci legava.

Perché la nostalgia dell’ascolto della parola “MAMMA” mi sta’ distruggendo.

Sangue del mio sangue, vita della mia vita … parlarmi ..ORA!!!

Un infinito abbraccio, .. fino a sciogliermi… stritolandoti d’amore, nel mio amore indissolubile.

Ciao, DAVIDE!

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27 luglio 2017 : la mia attesa, il tuo silenzio

luglio 27, 2017

Lettera ad un figlio mai tornato

Caro Davide, ti comunico qualcosa che tu sai, ma permettermi di “buttare fuori” a scopo, diciamo, terapico, difatti, il tenere sempre e solo tutto “dentro” mi sta consumando, e credi, non è un modo di dire, ma sta’ accadendo realmente. Mi sento una candela che qualcuno ha pensato bene di accendere e poi se n’è andato, dimenticando del tutto di spegnerla. E’ tu ben sai qual’ è il destino di una candela che resta accesa: può solo sperare in un colpo di vento e/o in una corrente d’aria, per fermare la sua “agonia” che la porta a fine certa.

Dicevo, che ho ricevuto dalla vita il dono ed il privilegio di esserti mamma per ventisette anni: quelli che abbiamo trascorso insieme. La stessa vita, però, – madre e matrigna – ti ha portato via da me: inspiegabilmente, senza se e senza ma, facendoti volatilizzare, come piuma al vento. Da nove anni, esattamente oggi. Lo so, sono solo un terzo del tempo trascorso insieme.

Ma, il fatto è che i primi 27 anni sono passati in un batti baleno. A volte ti guardavo: uomo, bello, alto una volta e mezza più di me (lo so, lo so, ci vuole poco ad essere più alti di me), ma tu avevi proprio esagerato nel superarmi, con il tuo 45 di piede e, mentre ti guardavo, in un secondo, avevo un flashback. Ovvero, quando, dopo che, sfinita da un interminabile travaglio, non appena tu hai visto la luce della vita, ti hanno posato sulla mia pancia ed io, terrorizzata, ho urlato: “prendetelo, prendetelo, che scivola in terra” e poi, a bagnetto fatto e vestito di tutto punto, abbiamo fatto la nostra conoscenza e mai nella vita ho più vissuto un’eguale struggente tenerezza del tuo “essere” ed esserci.

Nove anni, invece, come dicevo, un terzo di quel tempo, ecco che tu dirai, “dai mamma che vuoi che siano, a confronto? Ebbene è proprio questo che devo dirti: sono un tempo incalcolabile da qualsivoglia genio matematico, hai presente la frase di Gesù quando gli apostoli gli chiesero (quando affidò loro il mandato della confessione) Signore, ma quante volte dobbiamo perdonare? E lui rispose: 77 volte 7. Nel suo linguaggio intendeva un numero infinito, proprio senza fine, sino a che chi chiedeva perdono fosse vissuto, anche se avesse chiesto perdono ogni giorno, ogni minuto. Loro avrebbero dovuto sempre e comunque concederglielo.

Ebbene il tempo che tu manchi da me è così: senza fine e senza fine è il dolore, lo struggimento che è esattamente l’opposto di quello che provai la prima volta che ti vidi.

Oggi, per me, la memoria ha il sapore dell’assenza e del silenzio.

Davide da quel 27 luglio, la mia vita è colma di vuoto. Ahimè, tesoro mio, io no possiedo le tue doti di poeta, pertanto non so descriverti cosa significa, non so scriverla la tua assenza, non so farla leggere, so solo sentirla e non c’è equazione algebrica che possa misurarla.

Così come il silenzio che sento, soprattutto la notte. Sai come si dice? Amore mio? Non c’è rumore più assordante del silenzio. Quando il silenzio non lo scegli, per avere pace interiore per ascoltare i fantastici ed ineguagliabili rumori della natura, ma bensì è assordante quando è fatto dall’assenza di chi ami di più al mondo.

Che dirti Davide? Non mi resta che rivolgere la più grande delle preghiere. “Vita, Dio, abbiate pietà di me, Non consegnatemi il mio biglietto di andata, senza ritorno, senza prima avermi detto:

“DOVE E’ DAVIDE !?!

Davide, mio unico ed insostituibile figlio, ti chiedo: prega insieme alla tua mamma e chiedilo anche TU di farmelo sapere.

La mia vita: la tua ATTESA.

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36° compleanno – 21 marzo 2017

luglio 27, 2017

Mille giorni e tanti più di te e di me. Amore mio unico, infinito, perduto. Che dirti? Tu che hai guardato per la prima volta la vita in faccia nel giorno più bello, ben augurante, atteso, amato da tutti: l’equinozio di primavera, non puoi restare muto al mio disperato chiamarti.

Davide!!! non ne posso più di vedere il tuo armadio pieno e la tua valigia vuota…..

Vieni riempiamo insieme la tua valigia ed insieme partiamo per il viaggio della vita.

Davide come dice Renato Zero, il tempo sbiadisce i contorni di una fotografia e se li porta via con sé

La mia memoria del nostro vissuto è aggrappata fino allo stremo sopra il precipizio del vuoto, solo tu puoi ormeggiate la mia pena al riparo di un porto sicuro. Tu che hai sempre protetto e difeso la tua mamma.

Davide, senza te sono la persona più povera del pianeta. Perché sono vuota ed il vuoto dell’anima è miseria incolmabile.

L” unica capacità che mi resta è raccontarmi che in spagnolo aspettare si dice ” esperar ” perché aspettare è anche sperare.

O:” non stancarti mai di aspettare perché il giorno più bello della tua vita può arrivare domani.

O: ” Non è importante quanto aspetti, ma chi aspetti.

O: “Se costruissi la casa della felicità la stanza più grande sarebbe la sala dell’attesa.

O: ” la capacità di aspettare di un lago supera il suo desiderio di arrivare sino al mare.

O: ” il presente abbracci con il ricordo il passato ed il futuro con l’attesa “.

Buon compleanno Davide !

che sia il più bello di tutti, perché il desiderio prima di spegnere le candeline sarà il RITORNO.

L” unico augurio è che tu sia felice perché è tutto ciò che vale.

Con l’amore che vorrei donarti in una concreta quotidianità, la tua mamma ti abbraccia stritolandoti con la più inenarrabile delle nostalgie.

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27 luglio 2008-27 luglio 2016 … 8 anni senza TE. “”””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””

luglio 30, 2016

Davide, mio unico, insostituibile amore,

se oggi fossi qui, ti direi …..

Maledettamente mi manca di te: il suono della tua voce; i tormenti della tua anima; il tuo incessante parlare. Come diceva nonna tua. “Davide mio, parli quanto un giudice povero!”

Maledettamente mi manca di te: la tua voglia di stare sempre tra la gente; il tuo cantare Giovanotti; il tuo strimpellare la chitarra nella convinzione che quello era saper suonare.

Maledettamente mi manca di te: il tuo stile “bon ton”, difatti facevi il bacia mano alle signore, aprivi loro lo sportello dell’auto, tagliavi la frutta con coltello e forchetta, ricercavi vocaboli forbiti e fuori dall’uso comune, con cui esprimerti.

Maledettamente mi manca di te: la tua attenzione al debole; la tua generosità al povero; il tuo rischiare per gli altri.

Maledettamente mi manca di te: il tuo poetare, la tua immaginazione. Il tuo librarti in voli pindarici per approdare su galassie sconosciute.

Maledettamente mi manca di te: la tua spudorata sincerità; la tua integra lealtà verso tutto e tutti.

Maledettamente mi manchi tu: DAVIDE !

Se tu oggi fossi qui, ti direi:

Perdona, se puoi, la tua mamma, per tutto quello che poteva dirti e non ti ha detto, per tutto quello che il tuo cuore desiderava che io facessi e non fatto, perché non l’ho compreso.

Perdonami se non ti ho amato come tu avevi bisogno di essere amato, ma l’ho fatto a senso unico.

Se oggi fossi qui, ti direi:

Parliamo, parliamo, parliamo: ascoltandoci l’un l’altra e .. poi … ricominciamo da capo. la vita ci attende, io ti attendo, perché tu la conosci la preghiera della tua mamma.
“Mio Signore, mio Dio, 1 volta, 100 volte, 1000 volte, dammi sempre lo stesso figlio.”

Se oggi fossi qui, ti direi:

Grazie Davide per avermi donato l’emozione più grande e struggente del mondo: avermi reso madre.

Ti prego amore mio, ridonami l’impareggiabile privilegio di sentirmi chiamare mamma; sei l’unico al mondo che può farlo.

Dada, ricorda che noi siamo “ricchi”: “ricchi” di bello, “ricchi” di amore, “ricchi” di generosità e che non esiste al mondo banca che può permettersi di pagarci interessi per depositi di cotanta portata, dobbiamo solo investire il nostro capitale sapendocelo scambiare nel modo giusto e Dada, solo tu puoi dirmi come farlo….

Questa sera voglio trovarti dietro il cancello di casa nostra e sentirmi dire: “Mamma! Era ora! Ti sembra questa l’ora di tornare a casa?”

La sai una cosa, amore mio? La mamma si è ridotta a pesare 37 kg., tant’è che poco tempo fa sono stata ricoverata 8 gg. in ospedale, proprio perché Gianni era, e lo è tutt’ora preoccupatissimo nel vedermi così, ed ha fatto in modo che mi controllassero dalla testa ai piedi, difatti mi hanno rivoltato come un calzino.
I test “brutti” sono risultati tutti negativi, invece è risultato che mi mancano tutte le sostanze che servono a sostenere una persona, ho perso totalmente la massa muscolare.
Ma nessuno meglio di me sa che non è una questione di poca o tanta pastasciutta, ma l’unico motivo che ha determinato tutto ciò è la lacerazione dell’anima che mi creato via, via buche e fossi dovuti alla disperazione che mi genera la tua assenza, che non mi dà né pace, né tregua perché tutto resta senza perché ed ogni giorno mi nasce un senso d colpa nuovo e davvero, davvero, sento che mi sto’ “sciogliendo”, “consumando”. Ed allora, ancora una volta, ti supplico Davide, se è vero come dicono, che la voce del sangue ti chiama e la senti ovunque sei, un dono ti chiedo: prima che muoia fai sì che io ti riabbracci.

A presto, mio insostituibile figlio. La tua mamma.

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Articolo Umbria 24 – Redazione di Perugia –

maggio 23, 2016

22 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:18

Orvieto, la madre disperata dello scomparso Davide Barbieri scrive al Papa e a Mattarella

Laura Norma: «Non ci devono essere casi di serie A come Yara Gambirasio e altri dimenticati. Vengano riaperti i fascicoli e si dedichi una giornata a San Pietro come per le vittime di mafia»

Orvieto, la madre disperata dello scomparso Davide Barbieri scrive al Papa e a Mattarella

Davide Barbieri e sua madre Laura

di Enzo Beretta

Laura Norma, la madre di Davide Barbieri, 27 anni al momento della scomparsa avvenuta nel luglio 2008 da una comunità di recupero ad Orvieto, non ha perso le speranze di riabbracciare il proprio figlio e negli ultimi mesi ha scritto due lettere: a Papa Francesco e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «In Italia sono 27 mila le famiglie di persone scomparse che soffrono», scrive al Pontefice. Al Capo dello Stato invece è stato ricordato: «Non possono esistere casi mediatici di serie A come quello di Yara Gambirasio, dove è necessario far bella figura con l’opinione pubblica, e altri di serie B». Nessuna delle due missive – spiega la donna, che abita in provincia di Roma – ha ricevuto risposta.

Questa è la lettera inviata a Papa Francesco.

Caro Papa Bergoglio,
con grande umiltà mi permetto di richiamare la tua attenzione sul fenomeno degli scomparsi che appartiene a tutto il mondo. Tu hai vissuto il terrificante evento dei desaparecidos. Nessuno meglio di te sa che la condanna nelle tragedie che si abbattono sulla vita è il silenzio, l’omertà, l’indifferenza, l’impotenza. Le statistiche parlano di almeno 30 mila persone fatte sparire in Argentina. Ebbene nell’Italia libera e democratica le persone scomparse dal 1974 ad oggi corrispondono quasi al numero dei desaparecidos argentini. Caro Papa, l’urlo disperato di  27.000 famiglie vuole arrivare alle orecchie del tuo cuore per chiederti di trovare – tra i tuoi mille impegni – tempo e modo di parlare pubblicamente di questo assurdo incessante, spaventoso fenomeno. Fai un appello alle Istituzioni affinché mettano in atto azioni forti, mirate e concrete per poter ritrovare almeno una parte di queste persone, vive o morte. Vanno ritrovate, per esempio riaprendo le indagini dei fascicoli archiviati. Invita tutte le famiglie degli scomparsi in piazza San Pietro, dedica una giornata al ricordo delle persone sparite nel nulla, come hai fatto per le coppie a San Valentino e per le famiglie delle vittime della mafia. Il nostro è un dolore collettivo e solo la tua figura può risvegliare le coscienze rompendo il silenzio che c’è intorno ad ogni scomparsa. Caro Papa, noi ti vediamo come un faro capace di accendere un barlume di luce nelle nostre vite buie private assurdamente degli amori più grandi.

Di seguito, invece, la lettera che Laura Norma ha inoltrato al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Caro Presidente Mattarella,
non so se questa nostra lettera-appello conoscerà mai l’onore di essere letta da Lei ma sono avvezza a credere nell’impossibile. Siamo un gruppo di famiglie unite nella condivisione di un dolore: la sparizione di un congiunto. Nel popolo sommerso degli scomparsi c’è chi si è allontanato senza alcun apparente motivo da casa, comunità, ufficio, scuola. Lì è iniziata, per i familiari, l’angosciante attesa del loro ritorno. Il fenomeno delle persone scomparse è in continuo incremento, si potrebbe esemplificare come la scomparsa di un intera cittadina: una tragica rivisitazione di una Pompei dei nostri giorni. I nostri scomparsi rimangono seppelliti da un’eruzione gigantesca che li inghiotte. Ciò che fa sanguinare i nostri cuori è l’esistenza di scomparsi di serie A e di serie B. Le ricerche portate avanti con ogni forza e con ogni mezzo sono quelle dedicate ai casi mediatici su cui si accendono i riflettori di giornali e tv, ragion per cui occorre dimostrare tutta l’efficienza possibile. Davanti a queste poche decine ne restano migliaia prive di volto e di reali riscontri. Altro triste fenomeno sono i circa 1.400 cadaveri non identificati che giacciono negli obitori della medicina legale di tanti ospedali italiani. Perché non si può eseguire il Dna sul congiunto più prossimo di uno scomparso così che quando giunge un cadavere senza identità in un obitorio possa operarsi la comparazione? In questa maniera molti corpi verrebbero restituiti alla famiglie in dolorosissima e trepidante attesa del ritorno del proprio caro che magari da anni giace nell’anonimato di uno squallido obitorio. Riteniamo che tutto ciò sia anticristiano, antietico e al limite del disumano. Perché l’ufficio preposto del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse non istituisce una banca dati dedicata e agilmente consultabile? L’effettuazione del Dna comporta costi troppo alti per lo Stato. Diventa di pubblico dominio un caso come quello della povera Yara Gambirasio e poiché per far bella figura con l’opinione pubblica bisogna assicurare la consegna dell’assassino alla giustizia – giustissimo, per carità – si eseguono migliaia e migliaia di Dna. Chi paga? Caro Presidente, chiediamo che gli scomparsi vengano trattati tutti alla stessa stregua e che le indagini proseguano fino alla risoluzione dei casi.

©Riproduzione riservata

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Auguri di Buona Pasqua

marzo 25, 2016
buona-pasquaBuona Pasquabuona-Pasqua
La Tenerezza in dono per Voi                        La Primavera in dono per Voi

da Caterina & Laura

Presidente e Vice dell’Associazione Cercando Fabrizio E…

P.S.: dedicato a Davide e Fabrizio.

In tutto quello che faccio e non faccio ci sei, mi sembra di averti qui, sempre. Vorrei dirti vorrei, ti sento vivere…”
883 – da: Ti sento vivere


“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”
Antonello Venditti – da: Amici miei


Buona Pasqua a tutti gli scomparsi di cui attendiamo il ritorno.
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21 marzo 2016

marzo 22, 2016

davide_il_giorno_della_1c2b0omunione_con_la_mammadavide_a_24_anni_con_la_mamma

Davide e la mamma il giorno della sua 1° comunione   Davide e la mamma nei suoi 24 anni

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Mamma e figlio scout

Quando apro gli occhi al mattino, per un secondo mi sembra tutto bello. Un attimo dopo ricevo il quotidiano pugno nello stomaco che in automatico me lo fa stringere: “Davide non c’è!” Per riuscire ad iniziare la mia giornata posso aggrapparmi ad un unico pensiero: “non l’ho perso per sempre.” Dai, mi dico, oggi può essere il giorno buono per incrociare i suoi occhi!”

Questa mattina non ho sentito il pugno nello stomaco, ma dopo il primo secondo, ho sorriso, ho gioito, Perché? Perchè il 21 marzo di 35 anni fa, il buon Dio mi ha donato l’irripetibile: la magia della sua nascita.

Quindi oggi mi sento caricata di una speranza nuova, penso: “Davide oggi ti faccio gli auguri abbracciandoti

Mi raccomando Davide, mio insuperabile, incommisurabile, impareggiabile, amore, ti aspetto entro la mezzanotte …… A dopo. La tua mamma.

…… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

C’era una stella che danzava e sotto quella sei nato TU.

I tuoi compleanni sono piume sulle ampie ali del tempo.

Ogni anno è come un libro con 365 pagine vuote. Fa di ogni giorno il tuo capolavoro, usa tutti i colori della vita e mentre vivi sorridi.

Accadono cose che restano domande, passa un minuto … oppure anni, e poi la vita risponde.

Buon Compleanno Davide! In attesa di farteli a voce

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I papà e ….

marzo 22, 2016

Quest’oggi la mia pagina fb è debordante di post dedicati ai papà – vivi o morti -, ma tutti, tutti, indistintamente straordinari e indimenticabili. Inevitabile gioire per questi figli/e-e per gli altrettanti papà.

Ma in questo giorno sarebbe altrettanto giusto ricordante l’enorme quantità di padri diventati tali, o loro malgrado, o perché, pur consapevoli, sono rimasti eterni Peter Pan e che, per inevitabile e mostruosa conseguenza, abbandonano, ignorano, cancellano, violentano, traumatizzano, condizionano in maniera devastante la vita di eserciti di donne e dei loro figli, negandogli anche una parola, uno sguardo, un sorriso, una telefonata, un messaggio, un “sono qui”… Perché? Bo’!?! Per codardia, forse, mascherandosi dietro improbabili giustificazioni che non fanno altro che rendere ancor più penosa la condizione di quei figli e delle madri di quei figli. Personalmente non ho mai agito in nessun modo e maniera contro un padre che fa parte della schiera su elencata e che ha generato mio figlio, ritenendo che accusandolo, attaccandolo, perseguitandolo, vantando i nostri diritti, come, chissà, era giusto che fosse, non facevo altro che distruggere ancor più quel niente che restava nella mente e nel cuore di mio figlio verso quel padre così infinitamente snaturato. Certo è che in un modo o nell’altro ha contribuito dell’80% alla condanna di mio figlio di cui tanti di voi, che ci conoscono, ne sanno la drammatica storia.

Meditate padri, meditate! Prima di diventarci durante e dopo.

Ma in questo giorno sarebbe altrettanto giusto ricordare quell’esercito di padri, maltrattati dalle proprie ex compagne e/o madri dei loro figli, ai quali per ripicche, e/o rivendicazioni personali, usano i figli per negare loro tutto ciò che un padre, seppur lontano, desidererebbe dare.

Siamo troppo intelligenti per fare nostra l’incapacità di discernere i torti subiti come donna, dai diritti che neghiamo ai nostri figli verso i loro padri.

Meditate madri, meditate! Prima, durante, dopo.

Ma in questo giorno sarebbe giusto ricordare l’infinito numero di padri abbandonati, ignorati, cancellati, stuprati nell’anima, dai loro figli.

Ne conoscono uno che sta vicino, vicino a me e v’assicuro che il dolore silente che sparge intorno a sè è per me lama di coltello tagliente e arroventata che smembra le viscere del cuore …. Perché lo fate? Prima di giudicare, sentenziare, condannare, abbiate l’umiltà e l’intelligenza di ascoltare e fare un minimo di sana autocritica.

Meditate figli, meditate! Durante e dopo.

In ogni caso, auguri ai Papà, sempre e comunque perché i 7 miliardi che popoliamo questo nostro pianeta siamo l’espressione di 7 miliardi di “semini” chiamati padri.

Grazie ai miei di papà … loro sanno ….

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