La Nazione Umbria – 28 aprile 2019

maggio 12, 2019

Teschio nel bosco, nuova ipotesi

Potrebbe appartenere a Davide Barbieri scomparso da una comunità

Ultimo aggiornamento il 28 aprile 2019 alle 06:37

Orvieto, 28 aprile 2019 – A chi appartiene il teschio trovato nei boschi vicino Morrano? In attesa che le analisi condotte sul codice genetico da parte del Racis dei carabinieri forniscano una possibile indicazione in merito al collegamento con Ivano Ricci Torricelli, il 46enne scomparso da una casa di cura in località San Giorgio nell’agosto del 2009, si fa strada anche l’ipotesi di una seconda persona scomparsa. Si tratta di Davide Barbieri, un ragazzo ventisettenne di Trapani che il 27 luglio del 2008 si era allontanato dalla comunità di recupero Lahuen situata proprio nella zona di Morrano.

Il ragazzo era ospite della struttura da una decina di giorni quando, approfittando del cancello aperto nel cortile, era uscito senza dare spiegazioni. Gli operatori avevano cercato di farlo tornare indietro e lo avevano inseguito per un tratto di strada, convinti che poi vi avrebbe fatto ritorno. Invece da quel giorno nessuno ne ha avuto più notizia, come se fosse stato inghiottito dai boschi che circondano quella zona di campagna ad una ventina di chilometri da Orvieto. Le ricerche erano state vane per quanto approfondite. A distanza di tempo, anche la madre aveva organizzato nuove perlustrazioni ma senza risultati. La madre aveva cercato anche di inviare accorati e disperati appelli al figlio con ogni mezzo, dalla televisione a internet. A differenza di Ricci Torricelli, per Davide non era però giunta alcuna segnalazione di avvistamento. Adesso c’è questa parte di teschio che potrebbe fornire indicazioni utili, perlomeno per dare finalmente pace ai cari di questo sfortunato ragazzo o a quelli di Ivano Ricci Torricelli. Resta sempre da capire per quale motivo,nelle vicinanze,non si siano trovate altre ossa o resti del corpo, ma la spiegazioni potrebbe essere da ricercare nella presenza di animali selvatici particolarmente intensa in quella zona che potrebbero aver disseminato in giro eventuali resti.

C.L.

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Questa mattina, ho casualmente, digitando sul mio telefonino, aperto questo link, inviatomi come messaggio privato, da un’amica che ha scoperto quest’articolo, poiché è una famigliare di persona scomparsa nella stessa zona di Davide. Non sono in grado di trovare le parole per descrivervi cosa è accaduto nella mia testa, nel mio cuore, nel mio fisico. Ero sul treno che mi porta sul luogo del lavoro. Scendendo ho percorso la strada che mi porta in ufficio, quasi piegata in due dalle contorsioni che avevo allo stomaco. La prima persona in assoluto con cui ho sentito di condividere la notizia è stata la mia amica Caterina. Poi, pur nulla permettendomi di sottrarre al mio dovere sul lavoro, ho usato violenza su me stessa ed ho cercato di razionalizzare e così ho messo in piedi contatti che mi consentano di capire di più e nei prossimi giorni dovrei sapere. Vorrei tanto poter guardare negli occhi questo C.L. firmatario dell’articolo e chiedergli fino a che punto di non scrupolo morale ed umano può arrivare il desiderio della notizia, fino al massacro dei suoi simili. Non gli sarà balenato nemmeno per un attimo, nel suo nobile cervello, cosa può voler dire per una mamma che da 10 anni aspetta giorno, dopo giorno il ritorno del suo unico figlio, leggere una notizia del genere e la gravità, nella gravità è che priva di fondamento perché non c’è nessun riscontro scientifico? Sapete che vi dico? Sono io ad avere pietà di lui.

 

 

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