Poesie parte 2

Febbraio 10, 2009

Riporto alcune poesie scritte da Davide.

Puoi scaricare le poesie in Pdf (parte2), magari per inoltrarle via email ai tuoi amici…

SOGNO

Oh sogno!

Quante volte ti ho cercato

nelle notti tristi e desolate.

Oh sogno!

Quante volte ti ho seguito

mentre vagavi libero nella mia mente

privo di ogni limite

invaghendomi con il tuo caldo tepore

ed illudendomi mostrandoti col tuo
bianco candore.

Fulgido come la neve d’inverno,

radioso come il mare d’estate,

brioso come l’acqua che sgorga da un
torrente in

piena.

Tu sei un piacere effimero,

tuttavia rallegri le mie notti.

 

IL NIENTE

Il niente è il fumo rarefatto che esce

dai polmoni di un fumatore.

Il niente è un bacio dato senza
affetto.

Il niente è un’auto senza il pilota.

Il niente è una trottola senza un
bimbo che

la faccia girare.

Il niente è una stanza senza persone
che

la riempiono di vita.

Il niente è una persona senza i propri
cari.

Il niente è una persona senza Dio.

 

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Nuova intervista stasera su Chi l’ha visto

Febbraio 9, 2009

Stasera Laura sarà nuovamente presente in trasmissione a Chi l’ha visto.

Ore 21:10, tutti davanti la tv.

Per chi non può vederlo, la replica sarà disponibile su Rai.tv

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Poesie parte 1

Febbraio 6, 2009

Riporto alcune poesie scritte da Davide.

Puoi scaricare le poesie in Pdf, magari per inoltrarle via email ai tuoi amici…

Donna

O donna,

dolcissima creatura divina,

scendi dall’aureo piedistallo

che ti erge al disopra del’uomo

o resta lì perchè la grazia ti distingue

da ogni essere che non sia donna

La tua bellezza ti rende maestosa di grazia davanti al mondo.

La tua maternità ti illumina il viso di una luce

che irradia chiunque prenda posto al tuo fianco

Con le tue mani di fata

Sia in movimento sia che sian ferme

Esprimi forza e grazia al tempo stesso.

O donna, sei una meraviglia universale.

Uomo

Il valore dell’anima di un uomo

si stabilisce dalla valenza delle sue azioni,

non conta che egli sia impavido,

il coraggio si manifesta

vivendo la vita giorno dopo giorno.

L’uomo coraggioso è colui il quale

Senza ricorrere alla violenza,

affronta gli ostacoli che gli si pongono davanti.

Un vero uomo deve essere caparbio

nel sostenere i propri ideali,

disposto ad accetare le idee degli altri

e lungimirante nelle relazioni sociali.


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21 Marzo

Febbraio 6, 2009

N A S C I T A (poesia di Davide)

Gli albori di un giorno che non finirà mai.

la mamma racconta:

evidentemente Davide sapeva che per lui non sarebbe stato un grande affare venire a far parte di questo mondo, perché si è deciso a farlo dopo 36 ore di travaglio mio. Ma da subito ha voluto stupire ed essere educato ( lui ha la “fissa” del “bon ton”) perché nasce in un giorno che emblematicamente è il più bello dell’anno: il 21 marzo, nel giorno più bello della settimana: sabato (vedi “il sabato del villaggio”), in un orario comodissimo: 16,20. non aveva voluto disturbare nessuno, con invadenza e prepotenza, non si scomodano le persone né durante il sonno, né durante i pasti. Nasce, per scelta di mamma, (perché vivevamo in provincia) in una città considerata una metropoli europea, nel triangolo industriale italiano: Milano. Difatti Davide fa una grande tenerezza quando, con orgoglio asserisce, io sono di Milano e lo dice con accento trapanese.

Davide, nasce da una mamma che, con immensa gioia, improvvisamente a 18 anni scopre, leggendo una minuscola agendina tascabile datata con il suo anno di nascita e ricercando nel suo giorno di essere figlia di un uomo che lei aveva sempre amato ed ammirato smisuratamente sin da bambina, ma sapeva che era solo un amico. Questo splendido segreto lo apprende e lo chiude nel suo cuore, non lo dice mai, neanche in punto di morte alla sua mamma, né a nessun altro, ma quando gli capita di frequentare persone molto care e vicine a questo “amico” (papà) lei si rende conto che queste persone lo sanno e ciò la riempie di profondo orgoglio: il sapere che almeno qualcuno sa che lei è la figlia di quell’uomo straordinario, speciale che di più non si può.

Davide nasce da un papà che lo rifiuta. E che anche lui ha una storia di nascita incredibile, ma per rispetto alla sua privacy non ve la racconto. Il papà di Davide lo rifiuta, perché non accetta l’idea che io possa diventare mamma e togliere a lui tutto ciò di cui si era innamorato: la freschezza, la spensieratezza, l’incoscienza, della donna che aveva imparato ad amare. Dal momento di quella nascita non sarei stata più solo quella donna, ma anche una madre, quindi seria, responsabile, accorta, prudente.

Quando Davide ha un anno e mezzo, il padre viene a cercarmi dicendomi che vuole riconoscere il bambino dandogli il suo cognome. Io ben felice delle notizia, attivo subito la macchina burocratica affinché ciò avvenga. Quando tutto è compiuto, io denuncio Davide su qualsiasi documento ufficiale con il cognome del padre.

Arriva il momento dell’ iscrizione a scuola di Davide. Richiedono l’estratto di nascita. Lo produco…Stupore… Davide risulta portare il mio cognome. Mi attivo per le ricerche del caso. Cosa era accaduto? Quando la pratica del riconoscimento giunge al Tribunale dei Minori di Milano, dove per una semplice prassi conclusiva doveva riunirsi una commissione per deliberare l’approvazione, una Giudice, Presidente della Commissione, di suo libero arbitrio, sentenzia che il padre non è idoneo a far spendere il suo cognome all’esterno al figlio.

Il minore resta riconosciuto, nessun altro in futuro potrà procedere, lo volesse, ad altro riconoscimento, al raggiungimento della maggiore età il figlio potrà presentare richiesta di voler spendere all’esterno il cognome del padre. Quindi, secondo il buon senso “femminile” di questo giudice donna, un bambino si presenta alla società, sino a 18 anni con un cognome, poi improvvisamente si presenta con un nuovo cognome… Altro che crisi di identità…

Io lotto, chiedo, mi informo, mi reco a Milano, vado da vari avvocati, nulla. Non ho la forza né economica, né di situazione (Davide piccolo, da solo con mia mamma anziana, io se manco troppo dal posto di lavoro, rischio il licenziamento) di andare e tornare da Milano, attendo,che qualcosa cambi. Passano gli anni, tutto resta immutato. Davide stà frequentando la V° elementare, è prossimo alla licenza, non posso fare emettere un titolo di studio con un cognome falso, sarebbe grave. Glielo devo dire. Glielo dico. “Amore, mi spiace, ma da domani in poi a scuola e negli altri posti incominceranno a chiamarti Barbieri e non più Pompilio.”

Non fa domande. Mi risponde.
“Non preoccuparti, mamma, meglio così. Perché mi scrivono tra i primi nomi del registro e non a tre quarti. Quando la maestra interroga, per chiamare, inizia guardando o i primi nomi in alto o gli ultimi in basso. Così se sono tra i primi mi interroga subito e mi tolgo il pensiero, non resto con la pena per giorni in attesa che mi chiami e magari in quel momento non sono preparato bene.”

Riflessione: Davide un bambino di nemmeno 10 anni riesce ad interpretare la mia fatica e la mia amarezza nel dovergli comunicare quella notizia, e si preoccupa di una cosa sola, sollevarmi e non farmi pesare il dolore della situazione. Davide, non produce rabbia né risentimento verso una mamma che, anche se per amore, ha fatto scelte che hanno prodotto un sacco di pasticci, tanti e gravi, non produce rabbia e risentimento verso un papà così assente, così disattento, così superficiale. Lui sapeva che quando era stato in coma, il padre era stato avvertito, ma non ha fatto nemmeno una telefonata per sapere come stava il figlio.

L’unica cosa che ha fatto per lui è stato scegliergli il nome. Quando lo aspettavo è stato lui a dirmi, perché non lo chiami Davide? Ed io non dimenticando quella richiesta, l’ho fatto..

Per tutta la sua vita Davide per non crearmi turbamenti, per non pesare su una mia delusione, non mi ha mai chiesto nulla. Sicuramente dentro lui si addensavano mille tormenti, tante domande a cui non sapeva darsi risposte. Ma era più importante proteggere me.

Solo due anni fa. Un giorno ho deciso di raccontargli tutto. Si è limitato ad ascoltarmi senza emettere il benché minimo giudizio.

In concomitanza a questa mia confessione, mi ha detto: “mamma, prima del coma era tutto bello e sereno, dopo è diventato tutto brutto e buio. Solo quello ha trovato il coraggio di dirmi, perché sapeva che mi sarei addolorata, ma è stato il massimo che è riuscito a dirmi.

Con questo spaccato di vita ho voluto comunicarvi quanto e come si evince la grande delicatezza e la bontà d’animo di Davide che lo accompagnerà per tutta la strada della sua vita.

Il resto della storia lo sapete.

Ditemi un po’. Possiamo solo pensare di perdere una persona come Davide?

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La mamma racconta/Fate sentire la vostra voce!

Gennaio 30, 2009

La storia di Davide: La mamma racconta

Sono la mamma (nubile) di Davide, ventisettenne di intelligenza, sensibilità ed, ahimè fragilità, sopra le righe.
Questa sua natura rafforzata da una serie di episodi negativi, hanno impregnato di sofferenza il percorso di tutta la sua vita.
L’abbandono del padre prima della nascita, il crescere quindi senza nessun riferimento maschile, ma solo con la mamma e la nonna, in una personalità come la sua, non ha certo contribuito a renderlo forte e sicuro.
Un incidente che gli ha procurato un trauma cranico, generante uno stato di coma di 15 gg, all’età di 8 anni
-.A tal proposito, mi è rimasta dolorosamente impressa una sua frase: “mamma prima dell’incidente era tutto bello, dopo è diventato tutto buio” –
Ed ancora, il tradimento nell’amicizia nella età adolescenziale, in cui lui ha sempre profondamente creduto e sempre cercato con lealtà.
Oltre tutto ciò, anche vari fattori ambientali, hanno prodotto una personalità borderline in Davide.
La conseguenza? 10 anni di via crucis tra ospedali, cliniche e comunità di vario genere, con trasferimenti in varie città e regioni d’Italia (7 traslochi in un anno e mezzo) ricominciando ogni volta da zero. Ma con l’incrollabile forza di un unico obiettivo: restituire la “vita” a Davide, quella vera, quella di cui ogni bambino, ragazzo, giovane ha pieno diritto di vivere.
Davide non riusciva ad accettarsi come un malato. Mamma, perché non ho un lavoro, gli amici, la ragazza? Io sto bene. Voglio essere come tutti.
Pertanto, viveva in uno stato di perenne infelicità, perché, diceva lui, si aspettava di trovare un mondo fatto di amore, mentre si è scontrato con un mondo di ipocrisia, indifferenza, egoismo, discriminazione, quindi tutto ciò che invece di accogliere la parola amore ne rappresentava l’aberrazione.
Questo insieme di fattori hanno fatto sì che lui, giorno dopo giorno, per autodifesa, per non essere spettatore crudele del suo fallimento di vita, si costruisse un suo mondo parallelo, in cui poteva ignorare la vera realtà e viverne una tutta sua.
Per “viaggiare” ancora di più faceva uso di spinelli, sempre e solo quelli, ma pur pensando, nell’opinione comune, che sono pressoché innocui, in lui creavano un effetto devastante, portandolo a stadi di delirio maniacale veri e propri, ovvero, amplificano un disturbo di base.
A luglio del 2008, dopo un buon e lungo periodo di cure, eravamo finalmente riusciti a trovare una buona compensazione di equilibri in Davide, che molto sereno e tranquillo, guidato ed indirizzato da me e soprattutto dal servizio sanitario (csm) entrava, su sua scelta consapevole, nella comunità Lahuèn di Orvieto.
La scelta era caduta lì, perché è un centro a doppia diagnosi, ovvero specializzato nella cura e riabilitazione dei disturbi di personalità accompagnati da dipendenze di qualsiasi genere e grado di sostanze. Quindi oltre ad essere particolarmente mirato, c’era il grosso vantaggio che la tipologia degli ospiti era per la maggior parte apparentemente “normale”, dove tutti speravamo che Davide potesse trovare un buon confronto relazionale.
Ma, evidentemente, qualcosa non ha funzionato, deludendo le aspettative di Davide. Così che, il 27 luglio 2008, trovando il cancello aperto che, rimaneva così per tutto il giorno in quanto c’era la visita dei genitori (non la mia, perché per un buon periodo, fa parte della loro metodologia, fanno tagliare tutti i collegamenti con l’esterno, quindi anche con la famiglia, in questo caso con me). Dicevo, Davide esce, intorno alle 11:30 di quella domenica 27 luglio, con indosso solo una maglietta, dei calzoncini, gli infradito, (ipotizzo fosse vestito così, perché la mia domanda: come era vestito Davide? è rimasta senza risposta da parte di chi lo ha visto per l’ultima volta, certo era privo di documenti, soldi, cellulare, che mantengono, sempre per regolamento, rigorosamente, gli operatori del centro.
Quando mi avvertono telefonicamente che Davide si era allontanato, mi dicono che loro hanno provato a seguirlo con la macchina  e che, mentre lo affiancavano, gli dicevano di tornare indietro.
Ma Davide, seguendo una “sua” coerenza, ha detto: “No, voglio andare, voglio tornare a Roma. Evidentemente (dico io) se stava mettendo in atto una fuga, comunicava un disagio, fuggiva da un malessere interiore, sentendo addosso il desiderio dei suoi affetti, della sua casa, della libertà da restrizioni, regolamenti e farmaci (che odiava, perché diceva lui gli stingevano il cervello e gli davano pensieri lenti ed ottundanti).
Davide ha continuato a camminare, sino ad inoltrarsi nella campagna circostante la Comunità.
Campagna isolata ed al contempo irta di pericoli, come burroni e/o crepacci e soprattutto a lui totalmente sconosciuta, in quanto era arrivato 12 giorni prima accompagnato in macchina e da allora mai uscito.
Dopo? …………. IL NULLA!!!……………………………………………………
Ad aggravare ancor di più la già drammatica situazione eravamo in piena estate chi trovare a cui rivolgere una richiesta di aiuto?
Che fare in una situazione che mentre il senso d’angoscia t’assale ogni giorno di più ti rende paralizzato ed impotente? Ti muovi come un’autonoma in una “giungla” sconosciuta.
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Agli inizi di settembre riprende il programma “Chi l’ha visto?”  Mi rivolgo a loro. Trovo da parte delle redattrici, interessamento e disponibilità immediata. Difatti nelle due puntate centrali del mese di settembre il programma trasmette l’appello spot della scomparsa di Davide.
Intanto contatto Gildo Claps dell’Associazione Penelope (per inciso, secondo me , Gildo è un angelo caduto dal cielo per il troppo peso, ma rimasto angelo) perché mi dà subito forti parole di conforto e soprattutto concreti e validi suggerimenti d’azione.
Ed interviene in prima persona presso la Stazione dei Carabinieri dove avevo sporto denuncia di scomparsa, intimando loro di attivarsi immediatamente per una battuta di ricerca.
E difatti il 4 ottobre, viene effettuata una battuta dai Carabinieri di Orvieto, in collaborazione con il Corpo della Forestale ed alcuni volontari della Protezione Civile. Ma non scaturisce alcun esito.
Subito dopo, ricevo la visita di una troupe di operatori e giornalista del programma “Chi l’ha visto?” Raccolgono una mia intervista ed altri dati, ed il 6 ottobre, trasmettono un servizio completo sulla storia di Davide. Ma purtroppo, non seguono novità di rilievo.
Ovvero seguono tante segnalazioni, ma le stesse, accertate, anche partendo ed andando sui luoghi dell’avvistamento indicati, si risolvono in nulla di fatto.
Il 17 gennaio 2009, viene concertata, sempre tramite la mediazione e l’intervento di “Chi l’ha visto?” un’altra battuta di ricerca, molto più articolata e a vasto raggio rispetto alla prima, per tutta la campagna di Orvieto, vengono battuti 50 km. E’ coordinata dai Carabinieri di Orvieto Scalo, con la partecipazione del Corpo della Forestale sia di terra che elicotterista, volontari della Protezione Civile, Speleologi del Soccorso Alpino di Perugia, corredati di GPS e soprattutto coordinati da un comandante che individua attraverso cartine dettagliate della zona i posti mirati dove dividersi per effettuare le ricerche ed accompagnati da un’ unità cinofila.
Tutte persone eccezionali. Ma anche questa volta, “fortunatamente”, in questo caso, non si riscontrano tracce di Davide. Uso la parola “fortunatamente” perché a distanza di circa 6 mesi in quelle campagne avremmo potuto ritrovare solo resti umani.
A seguito di questo evento “Chi l’ha visto?” trasmette, il 19 gennaio un nuovo servizio su Davide, raccontando cosa è accaduto in quel 17 gennaio.
L’indomani, la redazione riceve un e-mail da Isabella, una dolce ragazza che ha conosciuto Davide in una Clinica a Roma nel 2004, frangente in cui nasce tra loro una tenera e solida amicizia fatta di mutuo aiuto. La troupe di “Chi l’ha visto?” si reca a casa di Isabella che rilascia una bellissima intervista raccontando della sensibilità di Davide e del sostegno da lui ricevuto. Così che il 26 gennaio viene trasmessa, mediante un nuovo e bellissimo servizio di “Chi l’ha visto?”, questa intervista, potendo così riparlare della triste storia di Davide. Sempre con l’obiettivo finalizzato a delle segnalazioni concrete e veritiere che, magari Iddio, avessero portato al ritrovamento di Davide. Ma purtroppo pur essendoci state, anche questa volta non ci hanno portato a lui.
Grazie agli autori, ai redattori, alla conduttrice, allo staff, tutto, di “Chi l’ha visto?” per questa loro insostituibile collaborazione, fatta di professionalità e grande carica umana. Però, troppo spesso, ahimè, sostituti delle Istituzioni preposte.
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Dopo quest’ultima trasmissione succede, secondo me, una sorta di miracolo, un gruppo di splendidi ragazzi, (anzi meravigliosamente splendidi) coetanei di Davide che, con lui hanno convissuto dagli otto ai diciotto anni l’esperienza dello scoutismo presso la Parrocchia San Paolo Apostolo di Erice, mi hanno contattato, dicendomi che volevano affiancarmi nella ricerca di Davide.
Uno di loro, Enrico, bravissimo informatico, ha costruito un sito dedicato a Davide. www.cerchiamodavide.org.
Qualche giorno dopo Noemi, parte dalla Sicilia e viene a Roma, per un’unica ragione: cercare Davide.
Arriva munita di un migliaio di volantini belli, colorati, in carta patinata che i ragazzi di cui sopra hanno fatto stampare apposta, riportanti foto e dati di Davide e n.ri di telefono.
Noemi, una mia dolce ex “lupetta” arriva a far arrivare da Milano un ragazzo conosciuto tramite fb, affinché l’accompagni di notte nei posti più “infami” della capitale, frequentati da ogni genere e tipo di genti di strada.
Insieme girano e giriamo tutti i centri di accoglienza possibili ed immaginabile, le stazioni, ogni cosa, ogni dove, fermando centinaia e centinai di passanti.
E poi ancora insieme a Giacomo, altro mio ex “lupetto” , mediante telefono e social e giornali e tv locali si inventano di tutto, lanciano appelli, scrivono, fanno scrivere articoli.
Per mesi e mesi. …
Mi viene difficile saper esprimere la profonda gioia e la tremante emozione che mi hanno donato.
Il pensiero che sono stati tutti, miei “lupetti”, difatti io nello scoutismo io ero la loro Akela, mi ha fatto  sentire la donna più fiera del mondo, pensando che avevo lasciato una traccia di insostituibile umanità, senso di solidarietà e di amore nei loro cuori.
Grazie carissimi ragazzi di essere così unicamente speciali !
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Da quell’inverno del 2009, si sono susseguiti un’infinità di appelli, attraverso tante trasmissioni televisive, innumerevoli articoli di giornali, iniziative associative,
Indagini svolte dal Dott. Monteleone, PM del Tribunale di Orvieto.
Persona profondamente sensibile e attenta che ha cercato di starmi vicino al di là dell’incarico da un punto di vista umano.
Tante segnalazioni, nei posti più svariati d’Italia. Tutte verificate e mai andate a segno.
Tra agosto del 2012 e Febbraio 2013. Hanno improvvisamente preso vita un’infinità di segnalazioni provenienti dalla città di Napoli.
Dove mi sono recata una grande quantità di volte.
Sia da sola che in compagnia di amici volontari, organizzati e capeggiati da Federica: infaticabile ed argutissima ragazza.
Ci sono anche stata per tre giorni consecutivi con una troupe di “Chi l’ha visto?”
E poi ancora, e ancora nel 2014 a Mantova, a Brescia, a Firenze e ancora, ancora ….
Ma purtroppo nulla è valso ad arrivare a quella meta: la più agognata, la più bramata:
rivedere Davide.
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Oggi, vi parlo, con tutta la forza di una madre che non può rassegnarsi all’idea di aver dato la vita e cresciuto un figlio per ventisette anni, tra l’altro, rafforzato dal mio essere sola e dalla fragilità di Davide, dalla sua unicità: è l’unica persona al mondo che può chiamarmi mamma.
Oggi, vi parlo con tutta l’ angoscia che mi scaturisce da un macigno costruito sui miei sensi di colpa nei confronti di Davide.
Oggi, vi parlo, con la considerazione oggettiva che Davide è fuggito indotto dalla sua infelicità, ma con l’intento di tornare a casa, (come aveva già fatto altre volte). Ma che qualcosa o qualcuno glielo ha impedito durante il tragitto.
Oggi, vi parlo, con la conoscenza che Davide non è un ragazzo che sa vivere la strada, perché da sempre abituato ad essere protetto e a vivere con i comfort delle comodità, per quanto assolutamente modeste perché derivate solo dalle mie forze, ma comunque pur sempre comodità, a cui lui teneva.
Oggi, vi parlo, con la coscienza di sapere che Davide era sotto stretto controllo medico e seguiva una terapia di psicofarmaci che, data la loro tipologia, se interrotta bruscamente può generare nel soggetto interessato dei gravi scompensi. Difatti tra i miei pensieri più angoscianti c’è: si sentito male? L’hanno abbandonato da qualche parte? Ha perso la lucidità, la memoria?
Vorrei potervi saper dire cosa significa svegliarsi ogni mattina con il cuore stretto in una morsa, l’angoscia che sembra voglia toglierti il respiro.
E come un mantra dirsi. Avrà mangiato? Avrà dormito? Avrò freddo? E’ infelice e perso, senza identità. E’ un reietto della società?
Non mi resta che chiedervi, con grande umiltà e profonda disperazione, aiutatemi a trovare Davide.
Sono certa che se ci siete anche voi e siete in tanti il Vostro “flusso” di affetto e solidarietà raggiungerà Davide, sentirà tutto il vostro calore che lo riscalderà e lo illuminerà al punto di riuscire a ritrovare la strada di casa.
Solo se ci siete anche voi, accanto a me, aprendo insieme gli occhi e spalancando le porte de nostri cuori, riuscirò finalmente a dare risposta alla mia domanda ricorrente e martellante che si è installata nella mia testa e nel mio cuore, “dove è Davide?”
Grazie infinite. Vi abbraccio uno ad uno. Laura.

Fate sentire la vostra voce!

A seguito di ciò pensavo che non c’è bisogno che scriviate sul sito solo nel caso (magari!!!) doveste avete notizie di Davide dal giorno della sua scomparsa ad oggi, ma andrebbe benissimo se avete voglia di scrivere qualcosa che ricordate di aver vissuto con Davide, se ricordate di lui qualche caratteristica particolare o altro, il tutto sempre indirizzandolo anche a Chi l’ha Visto, perché a loro potrebbe essere utile sia ai fini delle indagini di ricerca, sia per eventualmente riparlarne in trasmissione.

Cliccate qui per inserire un commento (dovete registrarvi).

Grazie, a tutti di cuore. Il Signore ve ne renderà merito.

Ciao. Laura.

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CerchiamoDavide.org

Gennaio 28, 2009

Benvenuti. Questo sito è stato creato per contribuire alla ricerca di Davide Barbieri, un ragazzo scomparso. Sul sito trovate alcune foto di Davide, la sua scheda al momento della sparizione, la sua storia.

Attraverso il sito potete seguire le notizie (buone, speriamo) e fornire utili informazioni per la ricerca.

Se avete informazioni, vi preghiamo di contattarci. La redazione di Chi l’Ha Visto si sta occupando di raccogliere le informazioni, qui potete trovare i modi per contattarli direttamente.

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