è natale, è natale, …. che succede?

dicembre 11, 2009

So di mio che è del tutto scontato, banale, forse quasi ridicolo, pensare che, perchè arriva Natale, tutto deve essere amplificato nei sentimenti, nelle emozioni, nei ricordi, quasi come se fosse una prescrizione medica, od un dovere sociale.
Pur essendo assolutamente anticonvenzionale, disdegnando il “così fan tutti” e credo che, la mia vita sia una valida testimonianza di quanto dico, vi assicuro che è proprio vero.
Il pulcino che ho nello stomaco, proprio perchè s’avvicina questo periodo, lo sento crescere a dismisura, e trasformarsi via, via, in una gallina super cicciona.

L’orlo del mio cuore che oramai è a frangette, proprio perchè si avvicina questo periodo, lo sento sbrindellarsi e diventare a frangioni.

La mia testa che, per la abnorme mancanza di Davide, lascia oramai un po’ a desiderare, nella sua lucidità ed efficienza, proprio perchè s’avvicina questo periodo, la sento far le bizze come fosse una macchina strampalata simile ad una di quelle inventate da Archimede Pitagorico, cugino di Paperino.

Che fare?

Dire, per esempio, a Davide che hai visto mai ti trovassi tra il 24 ed il 25 p.v. dalle parti di qualcuno che ricordi ti ha voluto un bene, probabilmente diverso da quello che cercavi o, ti aspettavi, ma, t’assicuro, figlio mio, un bene del tutto speciale. Pertanto, dicevo, ti trovassi da quelle parti e ti venisse in mente che, nonostante tutto valga la pena di far capolino ed offrire alla tua mamma e a tutti coloro che in questi 17 mesi hanno dimostrato, (a nostra insaputa, ma donandoci una sensazione di sublime benessere), di amarti e ricordarsi di te, penso proprio sarebbe il caso tu ci dessi  qualche rassicurazione su di te.

Lo facessi, ti dirò, non sarebbe niente, niente,  male.

Da qualche anno  non facevamo l’albero, anche perchè era da qualche anno che a Natale non era mai un buon periodo.

Quest’anno invece l’ho fatto, ho rimesso la nostra immmancabile capannina del Presepe, preconfezionata, ma davvero caruccia e sopratutto fedele, perchè ci ha seguito  nei nostri vari traslochi ormai da decenni ed  ogni anno spunta nella sua profonda ed intramontabile simbologia.

Hai visto mai che niente, niente decidi di darmi la gioia di poter passare, io, mezza nottata in piedi, come ho fatto sino a pochi anni fa, sostituendomi a Babbo Natale, perchè a me è sempre piaciuto crederci, e mi sono sempre rifiutata di sfatarne il mito, impedendoti, sino a tre quattro anni fa, di scoprire prima i regali se non la mattina del 25, quando ti svegliavi: la notte era venuto “lui” a portarteli.

Per quale ragione e chi lo dice che il disincanto è necessario e fa bene? Io non sono d’accordo.

C’è chi sostiene che quando si raggiungono max i due anni di età bisogna gettare via il biberon con latte e biscotti, munito di ciuccio. Tu, per addormentarti lo hai richiesto sino a 7 anni: disteso sul lettino, con la manina destra tenevi la bottiglia e ciucciavi, con quella sinistra ti attorcigliavi il ciuffo di capelli.

Perchè avrei dovuto spezzarti il tuo incanto di bimbo? Violentarti, imponendo un crudo realismo perchè stabilito da canoni e regole che non servono a nessuno?

Quando ti sei risvegliato dal coma, poichè hai avuto, forse è così per tutti? Non so, non me l’ hanno detto, una regressione, ovvero ricordavi il tuo passato e nulla del presente, ragion per cui una delle prime cose che mi hai chiesto è stato il biberon. Ed io ho ritrovato il mio bambino: eri nato per la seconda volta.

Come ti immagino adesso?

Che tu possa trascorrere il tuo Natale accocolato tra le braccia di una bellissima ed altrettanto dolce ragazza, corredata di una bella famiglia che, sotto un gigantesco albero ti faccia trovare il tuo pacco dono, stimolandoti così a farti sfoderare  il tuo splendido sotrriso e profondere  intorno a te il tuo inesauribile estro, la tua voglia di poesia, di spazi immensi, dove nulla deve restare oscuro mistero,capaci di farti sprigionare la tua voglia di libertà intelligente. Ti immagino in una bella e serena famiglia a cui tu doni la tua instancabile vivacità e la voglia di far capire a tutti che la persona è centrale, viene prima delle cose che, amare è la panacea a tutti e di tutti i mali, che , l’attenzione verso gli altri è fondamentale, che, la lealtà deve essere un baluardo fisso per vivere in mezzo agli altri. Queste le cose che ho imparato da te, che, tanto vorrei potessi insegnare a tanti altri.

Dicono che ai figli bisogna donare ali e radici. Per quanto mi riguarda ho la certezza di averti fornito le ali che, oggi più che mai mi auguro abbia fatto in tempo a farti sviluppare forti, ampie e adatte a farti planare e rialzare  in volo senza mai farti beccare da nessun cacciatore idiota. Sulle radici sono stata proprio una negazione, ma nessuno è perfetto.

Ti avvolgo in una splendente cascata di luce che sta’ per il mio abbraccio natalizio.

Brindo con te, alla vita, mio unico, infinito bene.

La sera prima di addormentarti  pregavi così:

“Signore proteggi me e tutti i bambini del mondo e fa che mai nessun adulto procuri noi del male. Così sia. ”

E poi mamma ti diceva:

Buona notte e sogni d’oro…..spegniamo tutte le luci, perchè il buio è magico, non appena tutta la stanza sarà immersa nell’oscurità, scenderanno dal cielo 100 piccolissimi  angioletti, si spargeranno per tutta la stanza. E dieci saliranno sul tuo lettino e tutti quanti ti avvolgeranno in mille tenerissime coccole e ti proteggeranno da ogni male.

E tu di addormentavi sereno.

“Che Dio ti protegga e Santa Rita ti assista ” : questa invece era la buona notte della nonna tua.

Entrambe, oggi, ti diamo la buona notte così come allora, per provare il piacere di aver racchiuso il tempo in uno splendido fotogramma.

So di potermi permettere l’ardire di sostituirmi a tutti gli amici che ti vogliono bene e dirti a nome loro: Buon Natale e Buon tutto, Davide.

Buona vita, amore mio, sempre e comunque, ovunque tu abbia scelto di viverla. 

Ciao Mamma.

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IGON

ottobre 15, 2009

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Davide, amore mio, volevo dirti che il tuo Igon si è ammalato di cuore.

E’ vero:  purtroppo è una tipicità  dei molossi, sopratutto di razza pura, l’essere decisamente più fragili  in salute rispetto ai  cani piccoletti e/o meticci. Difatti i cani di taglia grande sono soggetti a displasie,  a malattie cardiache, alla torsione dello stomaco, ecc. Insomma a malattie gravi e degenerative, conseguentemente il loro corso di vita è più breve. Pensa che un volpino, un pincher, un barboncino, possono arrivare a vivere anche 18/20 anni, il nostro Igon, così come i suoi fratelli, vivono dai 7, max 10 anni. Ma lui, oggi, ne ha solo poco più di 4. 

Tra le patologie sopra citate,  lui è stato colpito al cuore, io penso che la ragione è dovuta al tuo allontanamento, ma  posso dirlo solo a te, perchè se lo dicessi ad altri, sono certa che mi prenderebbero in giro. Invece  io sono certa che il suo cuore si è ammalato causa il  dispiacere  che prova per la tua mancanza. Ricordi quando era ancora un cucciolotto di pochi mesi che si è riempito di chiazze per la perdita del pelo in varie parti del corpo? E tu in quel periodo eri stato via a lungo (forse un paio di mesi) ed il veterinario ci aveva detto che era dovuto a stress da abbandono.

Ogni mattina, verso l’alba, si fa’ un pianto straziante, come a volerti richiamare, dicendoti: “un cane non può vivere senza il suo padrone. Dove sei? Perchè te ne sei andato e mi hai lasciato? Quando torni da me?”

Ti vuole tanto bene Da’ e ti aspetta. Ciao. Una zampata dal tuo Igon.

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oggi…

settembre 3, 2009

Oggi non è nessun giorno così detto speciale, ovvero, non ricorre alcuna data da ricordare. Oggi è un giorno e basta. Un giorno in cui ho voglia di dirti che ogni giorno, come oggi, da (credo, perchè non sono brava in matematica) 404 giorni a questa parte, ho semplicemente desiderio di parlare con te. per dirti, per esempio che, sono 404 mattine che mi sveglio sentendo schekerare dentro me paura e speranza, tristezza e gioia, amore e rabbia, serenità e rimorso, dubbio e fede, incredulità e razionalità, miseria e abbondanza (di sentimenti, intendo), ansia e freddezza, angoscia e certezze.

Te lo dico oggi solo perchè è il 404° giorno che lo penso, vorrei che capissi che solo tu potresti smettere di proprinarmi questi micidiali cocktails ed offrirmi finalmente un bicchiere d’acqua fatta di limpida trasparenza perchè  hai deciso di offrirmi la possibilità di bere la tua voce che mi dice:  “mamma. è un uomo che ti parla.  La tua serenità è la mia. Quindi, basta, trova pace, io sto’ bene, non ho mai smesso di volerti bene ma, so che devo stare lontano e cavarmela da solo per vivere una vita vera.”

Dada mio, basterebbero queste parole, ascoltate dalla tua voce, per rendere la tua mamma, la donna più felice della terra.

So che che me lo dirai, ed io aspetto.  Nel frattempo, pazienza, continuerò ad “ubriacarmi”, di pensieri, emozioni e sentimenti che fanno a pugni tra loro. Tranquillo tutto ciò fa’ crescere anche me. Sembra paradossale dirlo alla mia veneranda età, lo so. Ma con tutta l’onestà intelletuale che possiedo, so riconoscere che, la maturità di una persona non è mai completa e che, il dolore, è in assoluto il miglior maestro della crescita interiore.

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A te che eri un bimbo così dolce, un ragazzo così speciale ed ora un uomo che non conosco più.

A te che mi hai fatta e mi fai crescere.

A te che mi hai fatta piangere e sorridere.

A te che mi sei stato così vicino.

A te che ora sei così lontano.

A te che mi manchi così tanto, ma non posso dirtelo.

A te che eri, sei e sarai sempre tra i miei pensieri, dentro il cuore.

A te…….

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Un mega abbraccio, con le braccia di “tira molla” , uno dei miei fumetti preferiti di quando ero bimba, perchè, ovunque tu sei. può raggiungerti.

Ciao. Mamma.

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27 agosto

agosto 27, 2009

Mi sono svegliata con una voglia matta di essere abbracciata da Davide.

…… Piccolo, grande, amore mio, …….

Ci hai sempre tenuto tanto a fare gli auguri e a festeggiare la tua mamma.

Eri tenerissimo da bimbo, quando ti facevi dare i soldini da nonna e mi andavi a comprare il regalo che, risultava essere sempre di stile raffinato e con finalità utili… sapevi davvero capire ed accontentare i gusti delle donne.

Ricordo, quando a tre-quattro anni ti portavo con me nei negozi per aiutarmi a scegliere un paio di scarpe od un vestito. Chiedevo il tuo parere e lo seguivo, operando la scelta indicata da te. E  le commesse mi guardavano stranite, come a compatire una povera scema. Ma tu ci azzecavi sempre e per me era importante visto che io ero sempre indecisa ed insicura ed avevo bisogno di conferme.

Ricordo quando cercavi la complicità di amici grandi per chiedere di aiutarti ad organizzarmi delle bellissime feste, avendo l’abilità di non farmi mai capire nulla di ciò che stava accadendo..

Grazie Davide per tutto questo.

Grazie per essere stato ed essere tu.

Chiudo gli occhi e sento il calore delle tue braccia che mi stringono ed io che mi sollevo in punta di piedi, altrimenti,  per un problema di notevole differenza “metrica”, non riuscirei a ricevere nel giusto modo l’abbraccio.

Chiudo gli occhi e vedo il tuo bel sorriso ed i tuoi occhi felici per poter fare una cosa bella per mamma

E sono certa che avremmo ancora tanto tempo da dedicarci in cui tu  avrai la possibilità di rendere gioiose le mie giornate, perchè insieme al dono della vita tu sei il bene più prezioso che mi è stato dato.

Grazie.

Grazie anche a tutti coloro che in questi 13 mesi sono stati straordinari sostenitori delle mie speranze, consentendomi di rinnovare ogni giorno il mio amore per la vita che, continuo a ritenere il dono gratuito più assoluto e delizioso, certamente so, attraverso un onesto bilancio, di averlo sgualcito parecchio sto’ dono, ma una cosa posso dire a mio favore che non ho mai smesso di credere, di sperare, di sognare e sopratutto di amare, perchè sono convinta che, come dicono quelli che parlano bene: “la misura di amare è amare senza misura” che, “l’amore è l’unico bene che più ne dai, più si moltiplica.” E se ve lo dice una vecchietta come me (solo vecchia, è vero, saggia per niente) ma ci potete comunque credere.

Grazie. Vi abbraccio forte, tutti, insieme a Davide.

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Perdonatemi….

luglio 27, 2009

ma ho bisogno di voi, pensando che qualcuno ha la pazienza di ascoltarmi. In pratica, in una giornata come oggi, ho bisogno di parlare e, non posso farlo che atttraverso questo mezzo, per fortuna loro, non ho nessuno per tutt’oggi, di fisicamente vicino da “ammorbare”.

Vi dico in premessa che quello che ho voglia di dire non va letto come il mio sconfessare  quanto ho asserito nel precedente articolo, perchè, continuo a pensare con fermezza che la “denuncia” non è cosa per me. Ma ho bisogno di dire il mio pensiero che chi mi conosce ha già avuto modo di sentire, abbiate pazienza, del resto sono vecchietta ed è fisiologico che mi ripeta.

E’ rimasto e purtroppo rimangono totalmente nebulose e misterose le ore che precedono la “fuga” di Davide, il durante, il dopo.

Tutto quanto hanno avuto da spiegare, almeno a me, ritengo che ai Carabinieri siano stati costretti a dare maggiori dettagli, ma essendoci il segreto o la riservatezza, non so bene come di dice dell’indangine in corso , è chiaro che non mi riferiscono nulla.

Questo il loro racconto.

Mi arriva una chiamata intorno alle 14,1o del 27 luglio dello scorso anno.

La voce di un operatrice mi dice: “Signora ,Davide è uscito tra le 11,30 e le 12,00, un operatore (che, dopo vari mesi ho scoperto invece essere una donna, ma io non ho mai saputo come si chiama, nè gli ho mai parlato) lo ha seguito per un pezzo di strada, poi, Davide si è addentrato in un tratto di strada dove non si può seguire con la macchina, e l’operatore/trice è tornato indietro. Tranquilla, (continuava la telefonata), tra poche ore verrà a casa… In ogni caso noi verso le tre andremo alla stazione di Orvieto per vedere se lo becchiamo.”

Dopo tre ore dall’uscita ha voglia di prendere treni….

Inizia un pomeriggio di ansia, mista a rabbia.( Ero arrabbiatissima, d’istinto con Davide  e credo che questo fatto mi ha impedito di essere lucida e valutare con oggettività il comportamento di quelle persone. Purtroppo questa “non lucidita” dovuta alla rabbia che, via, via, con il passare dei giorni si andava traducendo in preoccupazione, prima, e poi in paura e poi in dolore, ahimè mi è durata per un bel po’ di tempo). Si susseguono altre telefonate, in cui mi si dice che dopo un paio d’ore dall’allontanamento di Davide hanno fatto la segnalazione ai Carabinieri di Orvieto. Ma senza allarmismo, dicendo, andrà a casa, difatti i Carabinieri, poi verificato, non si sono assolutamentamente attivati per cercarlo.

 In un altra telefonata mi si dice, spiacenti, ma siamo rimasti in stazione sino alle 19,30, ma non lo abbiamo proprio visto. Tranquilla, tra stasera e domani arriva a casa.

L’ indomani parlo con la Responsabile, gli chiedo come era vestito, mi dice che non aveva importanza, gli chiedo se è uscito scavalcando o il muretto o il cancello, mi  dice che non cambia, fa’ lo stesso. Insisto, dicendole che non è uguale, Perchè se ha scavalcato vuol dire che era premeditato, in qualche modo è più “cattiva” la cosa. Così si convince e mi spiega che essendo domenica lasciano il cancello aperto tutta la giornata per la visita dei genitori.

Considerazioni:

1°)Perchè si attende quasi tre ore ad avvertire la famiglia. A priori pensano che sia andato a farsi un giretto di natura agreste, tra le campagne popolate da maialini, galline, caprette, ecc. e poi ritorna, possibilmente per l’ora di pranzo?

Si è vero, Davide che, da sempre mal sopportava le costrizioni, altre volte era uscito dai posti di cura in cui era ospite, ma, per prima cosa, mi telefonava subito per dirmerlo, poi, nel giro di poco o tornava lui o lo andavo a prendere da qualche parte. Qunidi loro, beati e tranquilli, hanno pensato che sarebbe venuto a  casa come sempre . Non è decisamente una leggerezza dare per scontato quanto è accaduto in  passato e, per statistisca di eventi, deve ricapitare?

Anche perchè in quel caso la stazione dista 10 km. è tutta campagna e sentieri e Davide non conosceva per niente la zona.

2°)  non è davvero un incuria dire:  è entrato nella stradina in cui non si poteva entrare con la macchina, quindi siamo tornati indietro. Mi chiedo hanno gli operatori degambizzati? E’ una regola per essere assunti lì? Se hai l’uso delle gambe, non puoi lavorare qui.

3°) scusate ma vi sembra modo, chiedo, non era da riprendere il ragazzo? Risposta; “non possiamo coercizzare nessuno”.

Il mio intendimento non era di dirvi che dovevate prendervelo in braccio e caricarlo di forza in macchina. Ma piuttosto, io torno a ripetermi una volta di più, sono solo una povera mamma ignorante. Ma, nel mio essere nessuno vengo e mi chedo, ma i 130,oo euro che era lo scorso anno la retta giornaliera che il Servizio Sanitario versava a fronte del soggiorno di Davide, con esclusione di vestiti, sigarette, tutti i prodotti d’ igiene personale, le uscite varie, la piscina, ecc., ecc. queste cose erano tutte a carico della famiglia, i farmaci a carico dell’Asl, qualsiasi eventuale danno provocato deall’ospite riisarcito da un’assicurazione a carico della famiglia, poi certamente ne avevano altre anche loro, non so.  Allora nel mio piccolo buon senso dico che 130 euro solo per dar da mangiare e dormire ad una persona, non essendo un hotel a 5 stelle, (pur nulla togliendo alla bellezza della struttura), mi sembrano un po’ troppi sono giustificati invece dal pagare gli stipendi del personale sanitario iper specializzato nella riabilitazione di quella tipologia di ragazzi.

Indi si presume che, lo dico sempre io da semplice mamma, che se il ragazzo esce da lì sta’ esprimendo un disagio che non riesce a manifestare altrimenti che prendendo e andando. Al che se ci sono  operatori sanitari  specializzati la lucetta minima (proprio da pila elettrica) è capirlo. Quindi invece di dirgli: “Davide torna indietro, ah non vuoi tornare indietro? Bene, ciao, noi ce ne andiamo ” frase questa consentita ad una mamma che vuole “impaurire” il bambino piccolo che fa’ i capricci per tornare a casa dovendo andare via da un posto che gli piace e mamma fa’ finta di andarsene e lasciarlo solo, così lui spaventato si decide ad alzare le tende. Ma di ben altra natura mi sembra fosse quella situazione.

Altra giustificazione che si sono dati : noi gliela abbiamo detto di tornare indietro, lui non ha voluto. Ma è logica un’affermazione del genere? Non essendo Davide uno stupido, ma persona intelligente ed in questo caso sopratutto razionale e coerente, se esce da un posto per andarsene, perchè sta’ dicendo a chiare lettere io qui ci sto’ male, voglio andare altrove, com’è che secondo degli iper specialisti sanitari, dopo 5 minuti, o 15  può arrivare a dire “ah scusate mi sono sbagliato torno indietro. ” Il minimo che si può, ma, sopratutto, si deve fare in questi casi, sempre io lo sto’ dicendo, è mettere in atto una bella alternativa persuasiva. tipo: “Davide, allora è evidente che c’è un problema, sai che fai, vieni, sali in macchina, fidati, ti prometto che non ti riporto dentro per adesso, ce ne andiamo in paese, ci prendiamo un bel caffè e con molta tranquillità cerchiamo di capire qual’è il problema. Se riusciamo a trovare una mediazione ben venga, altrimenti telefoniamo a mamma e vediamo il da farsi.

Adirittura mesi dopo la responsabile ad altre persone che, evito in questa sede di dire chi,  ha affermato che Davide ha detto all’operatrice. “io voglio andare a Roma a farmi una canna.” Vogliamo dire che è vero?  Benissimo. Peggio che peggio. Tu, sempre operatore specializzato, che presti servizio in una Comunità a doppia diagnosi (il motivo per cui si era scelto di mandare Davide lì, non era stato determinato dal vizietto in cui cadeva delle canne, ringraziando Iddio in tanti anni ha sempre lui, per sua deliberta scelta rifuggito dalla droga pesante , credo ne avesse prprio paura ma, dicevo, si era scelto quel posto, perchè nelle comunità solo terapeutiche ci sono ospiti ragazzi con problemi di ritardi mentali e Davide ogni volta dava la testa contro i muri perchè non riusciva ad avere confronti e si rifiutava di stare in mezzo a persone (poverine con tutto il rispetto e l’amore, lo dico, così), mentre nella doppia diagnosi, così ci era stato spiegato essendoci ragazzi che hanno avuto problemi di droga, ma ormai sono all’ultimo tratto del percorso sono mentalmente svegli.

In ogni caso loro hanno proprio tutti  i mezzi e le armi per gestire questi ragazzi, allora di fronte ad un “tuo” ragazzo ( perchè affidato a piene mani dalla famiglia  e dal servizio sanitario territoriale) che ti dice voglio andare a Roma a farmi una canna, TU LO LASCI ANDARE?…… della serie prego accomodati che problema c’è, qui stiamo solo per prenderci in giro tutti fra noi e a voi……

Voi al posto mio non vi sentireste terribilmente perplessi?

Un altro motivo per cui, conoscendolo posso intuire che Davide, istintivamente, quindi molto diverso che una premeditazione, ha visto il cancello aperto ed è uscito, è che noi per regolamento non dovevamo vederci per due mesi , non potevamo sentirci per un mese dal suo ingresso. Quel giorno c’erano i genitori degli altri ragazzi, avrà sentito la nostalgia di me, di casa, Quando era a casa mi telefonava 27 volte al giorno.

Altro motivo al colloquio d’accettazione Davide avveva parlato, oltre che con i responsabili, alcuni operatori, ecc, ma, sopratutto con la dottoressa pschiatra che doveva prenderlo in cura da un punto di vista farmacologico.

Al che Davide incontrandola le aveva detto, io qua ci vengo, ma ad una condicio sine qua non, l’unico farmaco che assumerò sarà l’iniezione di depot ogni 20 gg., ma per bocca, compresse, compressine, gocce, ecc. che mi stordiscono e mi tengono come uno scemo non ne prendo. La risposta della Dottoressa era stata di assoluta ed insindacabile garanzia in tal senso. Ho poi invece saputo  che poichè quando è entrato Davide lei era in ferie, hanno continuato a dargli i farmaci per bocca.

Quindi Davide per l’ennesima volta nella sua vita si è sentito tradito o preso in giro, sfiduciando quelle persone, infischiandosene di loro e delle loro proposte, perchè lui estremamente leale, non sopportava che gli si mentissse.

Forse un altro motivo è che i ragazzi ogni giorno uscivano per andare in piscina e dentro per tutto il giorno rimanevano solo i ragazzi che non “stavano bene”. Lui essendo entrato da poco, non ricordo per quanti giorni, non poteva uscire. Certamente anche questo ha inciso negativamente.

Qualcuno, dopo poco tempo, mi ha detto: “Signora, ma lei è sicura che è uscito da là dentro?”

E questo pensiero ogni tanto mi tormenta, ma poi lo scaccio, dicendomi che è impossibile, sarebbe come visionare il più truce dei romanzi gialli.

Ma che è accaduto?

Possibile che in tutta quella strada che ha dovuto fare per poter arrivare alla strada principale, non ha chiesto informazioni  a nessuno?  Non ha chiesto un bicchiere d’acqua? Visto che oltre tutto faceva molto caldo, dato il periodo?

Possibile che ha incontrato immediatamente qualcuno disposto a portarlo lontano ed  a offrirgli ospitalità totale?

Oppure è scivolato, nell’ansia della fuga ,ha battuto e ha perso la memoria?

Escludo con tutte le mie forze che gli sia accaduto qualcosa di irreparabile perchè si sarebbe saputo. E questa certezza mi da’ la forza di andare avanti.

Ma voi avete qualche idea per capire cosa può essere successo che ha stravolto le nostre vite?

C’è qualche sensitiva affidabile che sente che è da qualche parte e sta’ bene?

C’è qualcuno che crede e/o conosce la simbologia dei numeri?

il 27/7 è scomparso Davide, il 27/8 è il mio compleanno, il 27/9 è morta mia mamma.

Tre 27 consecutivi, in mezzo alla scomparsa di mio figlio e alla morte di mia mamma, la ricorrenza della mia nascita.

Perchè’?

Se non lo capite forse è meglio se vi li giocate, hai visto mai che almeno ho il piacere di sapere che qualcuno ha vinto un bel po’ di soldini? Sopratutto con il monte-premi che ci sta’ per ora….

Scherzo.

Scusate lo sfogo.

Vi abbraccio tutti.

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27 luglio 08 - 09 ……

luglio 26, 2009

Davide, amore mio, un anno senza te…….

Quanto vorrei  fosse un anno da “candelina”, come quando hai compiuto il tuo primo anno di vita. Ricordi? Tu no. L’ho hai poi visto dalle foto. Ti ho fatto fare la torta a “paperino”. Oggi è all’ordine del giorno, ma ventisette anni fa era davvero un anteprima. Eri bellissimo, amore mio, con quegli immensi occhioni dolci, felici, ma già un po’ smarriti, come alla ricerca di qualcosa perduto. So e sento che ancora ed anche oggi sei così.

Dove sei ? tormentato figlio mio? Dove si è posato il tuo smarrito sguardo? Ha trovato riparo, rifugio, ha trovato almeno un pezzetto, di ciò che cercava?

Vorrei poter sentire una voce da qualche parte che mi dicesse che posso rispondermi affermativamente a queste domande.

Vorrei che tutti coloro che hanno attraversato il percorso della vita di Davide per quanto concerne il suo “male” sentissero dentro il cuore una punta di spillo che pungesse, non a far male, per carità, ma a sentirla spingere dentro, si.  Che bastasse a far si che la sera, ognuno di loro, nel proprio letto, ripensasse al perchè dopo qualche tentativo d’ intervento: alcuni un po’ più lunghi ed articolati , altri più brevi e superficiali, ma tutti terminavo con la stessa frase : (è accaduto per circa 10 anni di tormentato cammino, pensa…. quanti variegati ed innumerevoli incontri di camici bianchi e/o para-sanitari, quale  infiìnità di specializzati e/o specializzandi in pschiatria e psicologia), ebbene, dicevo, tutti, indistintamente, gettavano la spugna e dicevano: è un caso (notare “caso”: orribile e sconcertante direi. Chissà, mi sono chiesta, alcune volte, se un figlio loro che, per qualsiasi motivo dovesse avere un problema di salute, lo definirebbero “caso”)  liquidavano, prima, o poi, dicendo: “è un caso difficile”. Ebbene, tutti sappiamo che ormai, come in qualsiasi campo, anche nella sanità, quella privata, in particolare che,  poi si suddivide in mille sottotitoli: comunità CR, CTR ecc., sono un bussines. Ma, volendo,  la cosa non scandalizza più di tanto, perchè è pure giusto che, l’impiego di forze proprie nel lavoro scelto, e sopratutto, nel caso di cliniche, ospedali, comunità, che sostengono il mantenimento di tante altre forze lavorative, di mega strutture per tutto quello che occorre da un punto di vista logistico ed organizzativo, viene giustificato da costi considerevoli. Quindi poco importa che guadignino ed anche più del dovuto. Sarebbe invece, assolutamente necessario che ognuno di loro iniziasse a smettere di considerare i ragazzi che, con infinita speranza e fiducia vengono loro affidati dalle famiglie, dei numeri da turn over. Sarebbe proprio importante se ogni tanto rinfrescassero le loro memorie e ricordassero che a monte della loro scelta professionale, hanno pronunciato il giuramento di Ippocrate. Sarebbe davvero bello se, ogni tanto, guardando dritto negli occhi uno di quei ragazzi, pensassero per un attimo e se fosse mio figlio? Mio fratello? Mio padre? Impiegherei di me stesso esattamente quello che sto’ dando per aiutare lui o farei mille volte di più e di meglio? Io nella mia piccola e stupida ignoranza mi domando: ma se il “caso” non fosse difficile, ma che senso avrebbe tutta la loro scienza? E come un genitore che ha la fortuna di avere un figlio che risponde ad ogni insegnamento e/o valore che riceve, crescendo ogni giorno più buono, più ubbidiente, più studioso, che mai fa’ una cosa sbagliata ecc. Ma che capacità ci vuole a gestire un figlio cosi’? Ma la vera sfida di misurararti con te stesso, ad affrontare le prove a cui la vita ti sottopone è quando ti capita il “caso” difficile. Se tutta l’umanità fosse composta da gente bella, buona, intelligente, sana, volenterosa , onesta, leale, e chi più ne ha più ne metta, ma che senso avrebbe  l’esistenza di  chi queste persone le deve curare, aiutare,  riabilitare, o meglio, come dico io, restituirli alla vita? Perchè, nessuno sa per quale strana stranezza, ad un certo punto la vita decide di rubargli ciò che gli spetterebbe per naturale diritto. Ma dove sono i medici che credono fino in fondo in ciò che fanno? Ma possibile che il senso della loro scelta non deve essere: ottenere risultati. Io nella mia infinita modestia ho fatto per tanti anni volontariato, in particolare la scout, ho visto attraverso il metodo educativo di B.P., condito da tutto il mio ardore ed il mio credo nel trasmeterlo ai bambini, trasformare letteralmente parecchi di loro. Bambini così detti “tremendi” quetarsi, trovare equilibri che gli venivano da stimoli che li interessavano, e, bambini timidi, introversi, a volte addiritura scontrosi, sciogliersi, vivacizzarsi al punto giusto. Ed io ricordo che spesso me li guardavo e dicevo: ecco, questo è il mio stipendio: la loro trasformazione positiva. Non posso credere che io sia la famosa mosca bianca. Evidentemente devo credere che Davide ed io siamo stati per tutta la vita così sfortunati da non incontrare mai la persona giusta che sfisdasse il “caso” difficile. Perchè mai avrei scelto di fare il medico e poi specilazzarmi, impiegare circa 3o anni della mia vita sui libri?  L’ho fatto solo per ambizione personale? Per obbligo o meglio convenienza ereditaria?  Perchè posso guadagnare di più , essere socialmente più considerato? Ma le sfide, quelle vere, non le conosce nessuno? Ma posssibile che a tutte queste persone (come uso dire io) non gli si smuove mai il sangue? Trasformandosi, invece che inerti spettatori di tante vite scempiate dal male, registi  che decidono di fare di un libro apparentemente scarabocchiato, ma dal contenuto altissmo, profondo, e dolcissimo un film che per loro diventerà un cult, perchè hanno dato a quella vita una virata di salvataggio? Ma se in ogni mestiere o professione ci si arrendesse davanti alle difficoltà,  che succederebbe? Per esempio, chi di noi non ha preso un areo ed è capitato all’improvviso in mezzo ad una brutta perturbazione? Sarebbe di certo morto, se il pilota lo avesse considerato un “caso difficile” e/o ingestibile e non avesse fatto il dovuto per condurre all’atteraggio nel previsto aeroporto l’areo. E così via potrei fare mille ed un esempio.

In tutti questi anni mi sono sentita dire decine di volte di denunciare tutti quelli che non  hanno fatto quello che avevano detto che avrebbero fatto.

Non parliamo poi dell’ultimo caso, ovvero di denunciare penalmente la Comunità da cui è scomparso Davide.

Io invece non l’ho mai fatto e non l’ho fatto nemmeno in questo caso, sono certa, raccogliendo la disapprovazione di molti.

Esattamente come quando per anni mi sono sentita dire che avrei dovuto denunciare il padre per tutto ciò che aveva il sascrosanto dovere di dargli e non gli ha mai dato.

Ed anche in questo caso non l’ho mai fatto.

Chi è stato in disaccordo con questa mia scelta, mi ha anche detto che, così non ero una madre che tutela i diritti e gli interessi di suo figlio.

Certamente sarà vero.

Ma vi spiego perchè non l’ho mai fato. Prima di tutto perchè il donare, sia ciò che dobbiamo materialmente, sia ciò  che sentiamo emozionalmente e/o sentimentalmente, quando ci costringono a darlo, praticamente sotto “minaccia” o ricatto, o comunque imposizione legale. ….. perde totalmente di significato, diventando un atto  triste, squallido,   meschino, ovvero deprivato del valore umano intrinseco che è l’ atto spontaneo di amore dettato da una libera scelta.

Io ho sempre pensato che trascinare mio figlio,  anche se non fisicamente, ma come strumento, in tribunale, per fargli dare ciò che gli spettava, sarebbe stato come farlo sentire, non persona nella sua piena dignità, ma, vile merce di baratto.

Che cosa avrebbe dovuto pensare dell’amore e della gratuità che in esso è contenuta?

Si, forse avrebbe goduto di un paio di scarpe o di un vestito in più. Forse sarebbe uscito qualche volta con suo padre. Ma andare a spasso con un padre seccato, magari arrabbiato che gli avrebbe dato? Ho pensato: meglio niente ricordi che cattivi ricordi. Forse è una mia stupida ed arrogante presunzione, ma tant’è….

E così per i sanitari che lo hanno avuto in cura. Intanto penso che sarebbe stato a priori un atto di ingenuità, perchè queste strutture sono più che solide da un punto di vista legale, parate da mille cavilli. Io non avrei avuto la forza, sopratutto economica, per poter gareggiare e sostenere un contenzioso e pensare di vincere. Ed ammesso e non concesso, il senso della vittoria quale sarebbe stato? Mi avrebbe restituito Davide? No. Si è vero, molto probabilmente, la loro incurie e superficialità hanno consentito di far perdere o distruggere una giovane vita. Ma ripeto, che interroghino le loro coscienze.

Io stessa quando guardo Davide nelle foto, sento un bruciore in mezzo al petto, pensando che lui avrebbe voluto tutt’altro di quanto io sono stata capace di dargli.

Ma voglio pensare positivo. A volte, credete, il dolore per la sua assenza che non ha una risposta, mi invade al punto da soffocarmi come andassi in apnea sino a sentirmi svenire. Ma voglio pensare positivo.

Così come quando ho trovato il mio piccolo, immenso unico papà, che si è tolto la vita. Subito ho pensato: “Dio mio, povero papà, perchè non mi hai permesso di amarti apertamente come sentivo di fare? Forse il mio amore liberamente espresso non ti avrebbe ucciso.” Ma subito dopo, si è impressa nella mia mente, e così mi ha seguito per tutti questi anni, la serenità che si era disegnata nei tratti del suo volto, la pace tanto agognata  finalmente raggiunta, il sollievo che vi si leggeva, che, ai miei occhi, superavano la smorfia devastatrice della morte violenta.

Allo stesso modo quando penso a Davide lo immagino forte e fiero di sè, perchè c’è l’ha fatta da solo a riprendersi la vita che gli spettava e che se la sta’ mordendo a suo modo.

Davide, amore mio, ricordi la preghiera di mamma che, tanto ti piaceva e ti inorgogliva?

 ”Mio Signore, Mio Dio, una volta, dieci, cento, mille volte, dammi sempre lo stesso figlio”

E’ rimasta quella, Dada mio, è rimarrà immutata sino al mio ultimo giorno di vita ed oltre.

Con l’occasione ringrazio di nuovo tutti coloro che in quest’anno mi sono stati vicini e mi hanno concretamente aiutata nella sua ricerca. Ringrazio tutti coloro che mi hanno telefonato che mi hanno scritto: tutti meravigliosi ed importanti. Non lo dimenticherò.

Ho chiesto ai Carabinieri di Orvieto che seguono le indagini di coinvolgere nelle ricerche anche l’Iterpool. E loro, molto carinamente e con solerzia, hanno chiesto l’intervento del Magistrato che ha attivato questa richiesta rendendola fattiva.

Ho contattato i Consolati italiani in Olanda ed in Germania ed anche loro si sono attivati. Ho scritto ad una trasmissione Olandese che è la paritetica del nostro “Chi l’ha visto?” che si chiama ”Vermist” , anche loro  hanno trasmesso la notizia.

Con l’occasione, mando un grazie particolare ad Antonio Cogoni, un nostro connazionale che, da 40 anni risiede ad Amsterdam che, da me contattato, ha subito dato il via alla ricerca, a mezzo dei volantini, delle foto, delle notizie, di e su Davide, coinvolgendo  tanti centri che accolgono ragazzi senza fissa dimora e tanti volontari e persone del campo. E’ una persona squisita che oltre all’aiuto concreto, spesso mi scrive parole di incoraggiamento e di speranza.

Ti stringo forte a me, Dada mio, e ti ricordo quello che ti dicevo da piccolissimo e tu spesso, negli anni,  lo volevi ripetuto. Ti dicevo: “noi siamo ricchi. siamo ricchi di bello” …..

Davide , 2 anni e mezzo/3 anni:

“Mamma, lo vedi quel bambino? “ E’ proprio “malebucato”.

Vivevamo in Campania, un  giorno mi dice:

 ”Mamma, sai come si dice si scioglie in inglese? “si squaglia”. 

 ”Mamma hai messo il rosmarino nel coniglio?  E’ diventato più sexi”…….

“Mio Signore, Mio Dio, una volta, dieci, cento, mille volte, dammi sempre lo stesso figlio”

Ciao. Mamma.

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19 giugno 1980

giugno 22, 2009

Questo il giorno del concepimento di Davide.
Pur se trascorsi 29 anni ricordo come fose oggi….
Erano del 14,15.
Circostanza?
“Pennichella” post-pasto per superare il topico momento dell’abbiocco.
E’ stato un episodio molto bello, fatto di distensione, di dolcezza, di amore.
Ma, non appena ci siamo ripresi dal “fatto”, l’inconsapevole e/o potenziale papà di Davide, disse: “speriamo di non aver combinato un “pasticcio”. Lui lo diceva seriamente preoccupato, mentre io, se veramente avessimo fatto il “pasticcio”, ne sarei stata felice. …. E pasticcio fu: Davide. Splendido, come il momento che lo ha concepito. Tormentato, come la contraddizione di sentimenti, emozioni e desideri tra mamma e papà.

Davide, mamma ti ha amato da sempre.
Perdonami se non ho saputo amarti nel modo in cui tu avevi bisogno di essere amato.
Ma che dici? Possiamo provare a farlo adesso?
Magari equilbrando lo stato simbiotico che sempre ci ha legato, lasciando spazio a scambiarci il bene di cui sia tu che io abbiamo assoluta necessità di ricevere e dare.
Ma ti prego, offrimi la possibilità di farlo: torna!!!
Tutti preghiamo affinchè la tua mente sia illuminata e ricordi tutti noi. fidandoti che non ti faremo più sentire solo.
Siamo in tanti a volerti bene. Coraggio, ridiventa dei nostri. Ti aspettiamo.

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i sogni della mamma

maggio 21, 2009

Davide, amore mio, dove sei?

Questa la domanda ricorrente che entra ed esce quotidianamente nella e dalla mia mente.

Al mattino, guardando le sue foto gli do’ il buongiorno, solo alcune volte la buonanotte, perchè la stanchezza prevale ed il pensiero mi si imprigiona nel sonno.

E poi, camminando in macchina, cucinando, stirando, i ricordi salgono sull’altalena della vita. Alcuni mi fanno sorridere l’anima e diventano il “red bull” della mia giornata. Altri l’anima la incupiscono, ma mi danno comunque  una ragione importante  per continuare. Io non conosco il significato di quel lungo percorso di sofferenza vissuto da Davide e me, però sono convinta che la motivazione che ha trovato giustificazione nell’azione di qualcuno lassù è perchè trattasi di persona (Davide) fuori dell’ordinario. Ciò non di meno già da tempo ho in serbo che quando mi chiamerà a Lui e mi ci troverò di fronte, gli dirò: “destinami dove ritieni giusto io meriti, accetto incondizionatamente il Tuo insandacabile giudizio, ma non mi schiodi di qui se prima non mi speghi: perchè? Il senso della vita di ogni essere umano dovrebbe essere un’oasi di pace, di benessere, di amore, di allegria, con tratti di deserto, di sentieri impervi, di bufera e o maltempo. Perchè la vita di Davide ha avuto il percorso inverso? Migliaia di kilometri di deserto, senza soste, sino all’ustione prodotta dalla calura e dall’arsura, solo allora gli donavi qualche piccola oasi per il giusto refrigerio, ma duravano un attimo, e di nuovo quell’infinito deserto privo di orizzonte ricominciava a stendersi davanti agli occhi della sua vita.  Perchè?

Aspettiamo. Non appena lo avrò saputo manderò una mail a tutti voi, perchè so che anche voi siete curiosi.

Ma adesso mi è venuta voglia di raccontarvi i sogni che ho fatto in questo interminabile periodo della scomparsa di Davide. Purtroppo mi è accaduto solo 3 volte (2 ad una mia amica, 1 ad un’altra amica) perchè “io non sogno mai”

Dopo poco tempo ho fatto questo sogno:

una macchina si ferma in sosta davanti al cancello di casa nostra. Io esco fuori. Dentro l’auto ci sono 5 giovani, 4 non li riconosco, sono seduti due sui sedili anteriori, due su quelli posteriori. il quinto è seduto dietro, a terra nello spazio che resta tra i due ragazzi seduti: è Davide. Ha gli occhiali da sole tirati sulla testa ed un’espressione molto seria. Lo vedo, lo chiamo, non mi risponde, non alza nemmeno lo sguardo su di me, non si muove da dove stà, ad un certo punto alza gli occhi, mi guarda come a dire, “no”, almeno per ora., no, non vengo”. La scena sfuma e svanisce così. Il risveglio è stato, come potete immaginare,  amaro. Perchè la mia interpretazione è stata che aveva paura di tornare, per dover ricominciare la spirale dei posti chiusi, della sofferenza della terapia farmacologica, ecc.ecc.

Il secondo:

camminavamo a piedi su una strada a doppio senso di marcia. Quindi, Davide veniva frontalmente verso me, dal mio lato sinistro, io in senso inverso. Già ad una buona distanza io lo vedo, man mano ci avviciniamo, e mi rendo conto che lui invece non vede me. L’angoscia mi sale man mano che ci avviciniamo e lui continua a non vedermi, ma quello che più mi fa male è che lui è molto agitato, è ben vestito con un cappotto di velour in lana nero ed una sciarpa bianca, (è stato l’inverno scorso), ma cammina in fretta e con una forte agitazione interiore che si riflette negli occhi che dicono: dov’è la mia casa? dov’è la mia mamma? voglio tornare, ma non la trovo, continuo a camminare e vagare da un tempo infinito, ma non trovo ciò che cerco. E così ci passiamo uno accanto all’altro, ma senza incontrarci, ognuno continua ad andare verso il proprio senso di marcia.

Capirete bene che questa volta ancor di più  è stato il doloroso, lasciandomi  in  uno stato d’angoscia per settimane.

Il terzo:

Finalmente il 29 aprile scorso un sogno che mi ha lasciato il cuore leggiadro.

Sono seduta su una sedia con le braccia appoggiate sul tavolo e la testa posata sulle braccia, a casa mia, in piedi, affianco a me, il mio compagno, con una mano poggiata sulla mia spalla destra. Da una porta finestra, frontale a questo tavolo, entra Davide. Indossa una camicia azzurra, con il collo aperto, un pantalone ecru, morbido, con i tasconi laterali, scarpe da ginnastica leggere, ma belle, un maglionicino di filo azzurro buttato sulla spalla sinistra. Una barbetta incolta di circa tre giorni, come spesso lui usava portare ed io ci scherzavo, dicendogli che era intrigante come Mickey Rourke in un film con kim Basinger di (credo) 25 anni fa. Era molto, molto tranquillo, con uno sguardo serio e fermo, però nel fondo degli occhi c’era dello smarrimento, ma non angosciato, paragonabile a quando chiunque di noi manca per tanto tempo da un posto che gli appartiene, e rientrandovi prima di riappriopriarsi di quell’ambiente, di quell’atmosfera, delle proprie cose, ci impiega un po’ e lì  per lì si sente spaesato. Non sorrideva, ma ci guardava dritto negli occhi e stava fermo , però era all’interno della casa, di casa sua. Io non appena l’ho visto ho gridato a squarcia gola per tre volte il suo nome.

Il sogno termina così. Ma questa volta mi è proprio piaciuto. Mi ha lasciato una gradevole sensazione di tranquillità. Un dolce presentimento di rivederlo presto.

Mentre i due della mia amica (Silvia), sono i seguenti:

Lei è in un bar, entra Davide, insieme ad una famiglia, mamma, papà, sorella, un fratello o un amico, chiaccherano gradevolmente tra loro, sorridendo e scherzando. Davide (che la conosce molto bene, non la vede). A lei rimane questa sensazione: lui sta’ bene lì dove sta’, con quelle persone, come se ci stesse da sempre e si appartenessero.

L’altro:

Silvia, telefona sul mio cellulare, e le risponde Davide e lei: ” Davide????  Sei ritornato e la mamma non mi ha detto niente?”

L’ultimo sogno dell’altra mia amica (Gianna) è che Davide entra dal garage di questa villa di Gianna che lui conosce bene perchè c’è statato tante volte, per un periodo addiritura ospite per un bel po’, quindi, dicevo, c’è, un passaggio che fa entrare dal garage alla tavernetta della villa ed affianco la scala interna che porta su casa. Davide è entrato di lì e Gianna lo ha visto e lo ha chiamato.

A parte il piacere di parlare con voi e raccontarvi questi sogni, sarei davvero contenta se ci fosse qualcuno tra voi che si diletta ad interpretare i sogni,oppure. qualcuno che  lo fa proprio con e per competenza. Mi piacerebbe tanto  che, qualunque fosse l’interpretazione, bella o brutta, mi si dicesse che vogliono dire davvero.

Adesso però, mi scappa  un’ altra voglia, quella di abbracciarvi tutti, uno ad uno, per tuto quello che, con una determinazione, una caparbietà, una forza ed una genialità fuori da ogni comune schema, avete fatto e continuate a fare. Vedi Noemi,  E chi la schioda? Sempre e conunque meravigliosamente in trincea.  E poi Giacomo Oddo, Enrico Bono, Fabrizio di Milano,  Alma ed Angela Grammatico, Emma Marino, Alessio Romito,  Natalina Orlandi, Gianni Vaudo, Serena Cugini, Paola Soverchia, Gildo Claps, Giancarla Fodale, Ninni Gallina, Giovanni Quartana, Ester Castiglione, Roberto Stella, Alessandro Pucci, Isabella Gizzi, Franco De Chiara e, ancora, ancora, ancora, scusate per chi non ho nominato, ma ringraziando Iddio, siete davvero un’infinità, io sono vecchietta non posso ricordarmi i nomi di tutti coloro che, splendidamente, in tutti questi lunghi mesi, si sono presi, via, via per mano ed hanno formato un cerchio che gira intorno a città e paesi, in lungo e largo per l’Italia, tempestandole di volantini, chiedendo,  informandosi, guardando “chi l’ha visto”. Noemi, Fabrizio, Giacomo, Enrico, Alessandro,  si sono scambiati mail, telefonate, messaggi su facebook, su sullo stesso facebook, hanno coinvolto qualche migliaia di persone formando gruppi di solidarietà, hanno fatto stampare 6/7 mila volantini, hanno  cercato giornalisti, hanno fatto  pubblicare loro articoli, Sono andati  presso trasmissioni televisive, hanno cercato  nei centri sociali, nei gruppi musicali, hanno vissuto per alcuni giorni e notti tra i barboni di Roma e Milano e frequentato i luoghi che loro frequentano  e poi ancora hanno contattato gli Angeli della Notte , le Caritas i Centri di prima accoglienza . E poi, che dire di  Angela Grammatico che, ha messo in moto tutta la macchina nazionale degli scout, sino a quando ha ottenuto che si scambiassero tra loro tutte le informazioni possibili, divulgassero tra i loro gruppi, con qualunque mezzo, la notizia e distribuissero volantini, se ne sono accollati oltre mille. E poi, la stessa Angela , si è rivolta perfino all capo della polizia di Trapani, per sensibilizzarlo al caso, affinchè smuovesse ulteriormente i mezzi a disposizione delle forze dell’ordine per arrivare a scoprire di più. Ed ancora, ancora, ancora…..Chiudo gli occhi e vedo il girotondo che facevo da bimba con le compagnette, la cui filastrocca diceva: “giro, giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra” Lo modifecherei così, perchè voi così lo avete dedicato a Davide: “giro, giro tondo intorno al mondo, intorno alla terra, afferra Davide che tutti insieme facciam la guerra della felicità” Non mi è venuta benissimo, si accettano proposte migliori.

Grazie a tutti dal profondo del mio cuore, tutti siete stati linfa e balsamo di questo tremendo vissuto, non avrei potuto mai farcela senza di Voi,.

Non arrendiamoci, lancia in resta, sempre. Chiunque avesse altre idee, potesse fare qualunque cosa, Vi prego ditecelo, il cerchio più è grande più dona colore.

A presto. Laura, la mamma di Davide.

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a Emma Marino

aprile 19, 2009

Anch’io ricordo: una bimba brunetta, intelligentissima, vivacissima, amica ed importante compagna di giochi di Davide. Ricordo papà tuo, come una persona buona e pacata, attacatissimo alla famiglia. Di lui ho un intenso ricordo personale che porterò con me per sempre.
Quando Davide era steso immobile sul lettino di un’anonima e tristissima stanza dell’Ospedale Civico di Palermo, Aldo è venuto a trovarlo. L’ha guardato… il tempo di un attimo… è stato scosso da un forte moto di commozione… non ce l’ha fatta, è uscito di corsa dalla stanza. Non ha sopportato vedere quel tenero e bel bimbo che non esprimeva vita, ma morte.
Ricodo la tua mamma. Io ho vissuto un momento di forte difficoltà, non avevo lavoro. Lei mi ha espresso la sua bella amicizia in gesti di solidarietà concreta, faceva la spesa e veniva a casa a portarcela. Io lo so, Emma, che già di tuo riconosci il valore delle persone meravigliose che hai avuto il privilegio di avere come genitori, ma spero che con queste mie parole, tu possa rafforzare ancor più la tua convinzione. Grazie, adesso, anche a te, perchè attraverso le tue forti, sentite e sensibilissime parole, capisco che sei proprio figllia di cotanti genitori. Grazie, Emma. Tu non puoi immaginare quanto è straordinario, in una situazione terribile, di tenebre, quale mi trovo. Perchè la scomparsa non è nè morte, nè vita, ma il nulla. Dicevo, quanto dà tepore all’anima, sentire le persone che, a distanza di tanti anni, ti dicono: “ho voluto bene a Davide, e ti confermo che ha meritato tutto il nostro affetto e lo meriterebbe, inalterato anche oggi.” Grazie, non puoi capire quanto lui sarebbe felice di saperlo. Sono certa, che se lo vogliamo tutti e tutti insieme, un giorno glielo potremo far sapere. Ti abbraccio con infinita tenerezza e gratitudine e bisogno di sentire il calore di persone belle come voi. Dai un bacio per me ai tuoi. Fatti sentire, quando puoi. Laura

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Novità su Chi l’ha visto…

febbraio 18, 2009

Ecco il nuovo video della puntata di questa settimana.

Guarda il video sul sito della Rai.

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