i sogni della mamma

Maggio 21, 2009

Davide, amore mio, dove sei?

Questa la domanda ricorrente che entra ed esce quotidianamente nella e dalla mia mente.

Al mattino, guardando le sue foto gli do’ il buongiorno, solo alcune volte la buonanotte, perchè la stanchezza prevale ed il pensiero mi si imprigiona nel sonno.

E poi, camminando in macchina, cucinando, stirando, i ricordi salgono sull’altalena della vita. Alcuni mi fanno sorridere l’anima e diventano il “red bull” della mia giornata. Altri l’anima la incupiscono, ma mi danno comunque una ragione importante per continuare. Io non conosco il significato di quel lungo percorso di sofferenza vissuto da Davide e me, però sono convinta che la motivazione che ha trovato giustificazione nell’azione di qualcuno lassù è perchè trattasi di persona (Davide) fuori dell’ordinario. Ciò non di meno già da tempo ho in serbo che quando mi chiamerà a Lui e mi ci troverò di fronte, gli dirò: “destinami dove ritieni giusto io meriti, accetto incondizionatamente il Tuo insandacabile giudizio, ma non mi schiodi di qui se prima non mi speghi: perchè? Il senso della vita di ogni essere umano dovrebbe essere un’oasi di pace, di benessere, di amore, di allegria, con tratti di deserto, di sentieri impervi, di bufera e o maltempo. Perchè la vita di Davide ha avuto il percorso inverso? Migliaia di kilometri di deserto, senza soste, sino all’ustione prodotta dalla calura e dall’arsura, solo allora gli donavi qualche piccola oasi per il giusto refrigerio, ma duravano un attimo, e di nuovo quell’infinito deserto privo di orizzonte ricominciava a stendersi davanti agli occhi della sua vita. Perchè?

Aspettiamo. Non appena lo avrò saputo manderò una mail a tutti voi, perchè so che anche voi siete curiosi.

Ma adesso mi è venuta voglia di raccontarvi i sogni che ho fatto in questo interminabile periodo della scomparsa di Davide. Purtroppo mi è accaduto solo 3 volte (2 ad una mia amica, 1 ad un’altra amica) perchè “io non sogno mai”

Dopo poco tempo ho fatto questo sogno:

una macchina si ferma in sosta davanti al cancello di casa nostra. Io esco fuori. Dentro l’auto ci sono 5 giovani, 4 non li riconosco, sono seduti due sui sedili anteriori, due su quelli posteriori. il quinto è seduto dietro, a terra nello spazio che resta tra i due ragazzi seduti: è Davide. Ha gli occhiali da sole tirati sulla testa ed un’espressione molto seria. Lo vedo, lo chiamo, non mi risponde, non alza nemmeno lo sguardo su di me, non si muove da dove stà, ad un certo punto alza gli occhi, mi guarda come a dire, “no”, almeno per ora., no, non vengo”. La scena sfuma e svanisce così. Il risveglio è stato, come potete immaginare, amaro. Perchè la mia interpretazione è stata che aveva paura di tornare, per dover ricominciare la spirale dei posti chiusi, della sofferenza della terapia farmacologica, ecc.ecc.

Il secondo:

camminavamo a piedi su una strada a doppio senso di marcia. Quindi, Davide veniva frontalmente verso me, dal mio lato sinistro, io in senso inverso. Già ad una buona distanza io lo vedo, man mano ci avviciniamo, e mi rendo conto che lui invece non vede me. L’angoscia mi sale man mano che ci avviciniamo e lui continua a non vedermi, ma quello che più mi fa male è che lui è molto agitato, è ben vestito con un cappotto di velour in lana nero ed una sciarpa bianca, (è stato l’inverno scorso), ma cammina in fretta e con una forte agitazione interiore che si riflette negli occhi che dicono: dov’è la mia casa? dov’è la mia mamma? voglio tornare, ma non la trovo, continuo a camminare e vagare da un tempo infinito, ma non trovo ciò che cerco. E così ci passiamo uno accanto all’altro, ma senza incontrarci, ognuno continua ad andare verso il proprio senso di marcia.

Capirete bene che questa volta ancor di più è stato il doloroso, lasciandomi in uno stato d’angoscia per settimane.

Il terzo:

Finalmente il 29 aprile scorso un sogno che mi ha lasciato il cuore leggiadro.

Sono seduta su una sedia con le braccia appoggiate sul tavolo e la testa posata sulle braccia, a casa mia, in piedi, affianco a me, il mio compagno, con una mano poggiata sulla mia spalla destra. Da una porta finestra, frontale a questo tavolo, entra Davide. Indossa una camicia azzurra, con il collo aperto, un pantalone ecru, morbido, con i tasconi laterali, scarpe da ginnastica leggere, ma belle, un maglionicino di filo azzurro buttato sulla spalla sinistra. Una barbetta incolta di circa tre giorni, come spesso lui usava portare ed io ci scherzavo, dicendogli che era intrigante come Mickey Rourke in un film con kim Basinger di (credo) 25 anni fa. Era molto, molto tranquillo, con uno sguardo serio e fermo, però nel fondo degli occhi c’era dello smarrimento, ma non angosciato, paragonabile a quando chiunque di noi manca per tanto tempo da un posto che gli appartiene, e rientrandovi prima di riappriopriarsi di quell’ambiente, di quell’atmosfera, delle proprie cose, ci impiega un po’ e lì per lì si sente spaesato. Non sorrideva, ma ci guardava dritto negli occhi e stava fermo , però era all’interno della casa, di casa sua. Io non appena l’ho visto ho gridato a squarcia gola per tre volte il suo nome.

Il sogno termina così. Ma questa volta mi è proprio piaciuto. Mi ha lasciato una gradevole sensazione di tranquillità. Un dolce presentimento di rivederlo presto.

Mentre i due della mia amica (Silvia), sono i seguenti:

Lei è in un bar, entra Davide, insieme ad una famiglia, mamma, papà, sorella, un fratello o un amico, chiaccherano gradevolmente tra loro, sorridendo e scherzando. Davide (che la conosce molto bene, non la vede). A lei rimane questa sensazione: lui sta’ bene lì dove sta’, con quelle persone, come se ci stesse da sempre e si appartenessero.

L’altro:

Silvia, telefona sul mio cellulare, e le risponde Davide e lei: ” Davide???? Sei ritornato e la mamma non mi ha detto niente?”

L’ultimo sogno dell’altra mia amica (Gianna) è che Davide entra dal garage di questa villa di Gianna che lui conosce bene perchè c’è statato tante volte, per un periodo addiritura ospite per un bel po’, quindi, dicevo, c’è, un passaggio che fa entrare dal garage alla tavernetta della villa ed affianco la scala interna che porta su casa. Davide è entrato di lì e Gianna lo ha visto e lo ha chiamato.

A parte il piacere di parlare con voi e raccontarvi questi sogni, sarei davvero contenta se ci fosse qualcuno tra voi che si diletta ad interpretare i sogni,oppure. qualcuno che lo fa proprio con e per competenza. Mi piacerebbe tanto che, qualunque fosse l’interpretazione, bella o brutta, mi si dicesse che vogliono dire davvero.

Adesso però, mi scappa un’ altra voglia, quella di abbracciarvi tutti, uno ad uno, per tuto quello che, con una determinazione, una caparbietà, una forza ed una genialità fuori da ogni comune schema, avete fatto e continuate a fare. Vedi Noemi, E chi la schioda? Sempre e conunque meravigliosamente in trincea. E poi Giacomo Oddo, Enrico Bono, Fabrizio di Milano, Alma ed Angela Grammatico, Emma Marino, Alessio Romito, Natalina Orlandi, Gianni Vaudo, Serena Cugini, Paola Soverchia, Gildo Claps, Giancarla Fodale, Ninni Gallina, Giovanni Quartana, Ester Castiglione, Roberto Stella, Alessandro Pucci, Isabella Gizzi, Franco De Chiara e, ancora, ancora, ancora, scusate per chi non ho nominato, ma ringraziando Iddio, siete davvero un’infinità, io sono vecchietta non posso ricordarmi i nomi di tutti coloro che, splendidamente, in tutti questi lunghi mesi, si sono presi, via, via per mano ed hanno formato un cerchio che gira intorno a città e paesi, in lungo e largo per l’Italia, tempestandole di volantini, chiedendo, informandosi, guardando “chi l’ha visto”. Noemi, Fabrizio, Giacomo, Enrico, Alessandro, si sono scambiati mail, telefonate, messaggi su facebook, su sullo stesso facebook, hanno coinvolto qualche migliaia di persone formando gruppi di solidarietà, hanno fatto stampare 6/7 mila volantini, hanno cercato giornalisti, hanno fatto pubblicare loro articoli, Sono andati presso trasmissioni televisive, hanno cercato nei centri sociali, nei gruppi musicali, hanno vissuto per alcuni giorni e notti tra i barboni di Roma e Milano e frequentato i luoghi che loro frequentano e poi ancora hanno contattato gli Angeli della Notte , le Caritas i Centri di prima accoglienza . E poi, che dire di Angela Grammatico che, ha messo in moto tutta la macchina nazionale degli scout, sino a quando ha ottenuto che si scambiassero tra loro tutte le informazioni possibili, divulgassero tra i loro gruppi, con qualunque mezzo, la notizia e distribuissero volantini, se ne sono accollati oltre mille. E poi, la stessa Angela , si è rivolta perfino all capo della polizia di Trapani, per sensibilizzarlo al caso, affinchè smuovesse ulteriormente i mezzi a disposizione delle forze dell’ordine per arrivare a scoprire di più. Ed ancora, ancora, ancora…..Chiudo gli occhi e vedo il girotondo che facevo da bimba con le compagnette, la cui filastrocca diceva: “giro, giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra” Lo modifecherei così, perchè voi così lo avete dedicato a Davide: “giro, giro tondo intorno al mondo, intorno alla terra, afferra Davide che tutti insieme facciam la guerra della felicità” Non mi è venuta benissimo, si accettano proposte migliori.

Grazie a tutti dal profondo del mio cuore, tutti siete stati linfa e balsamo di questo tremendo vissuto, non avrei potuto mai farcela senza di Voi,.

Non arrendiamoci, lancia in resta, sempre. Chiunque avesse altre idee, potesse fare qualunque cosa, Vi prego ditecelo, il cerchio più è grande più dona colore.

A presto. Laura, la mamma di Davide.

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